novembre 2007

accademia corale stefano tempia


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Il Salve Regina di Haydn
Preghiera o ultimo canto d’amore?

di Monica Luccisano

SinestesiaSalve Regina per soprano coro, archi e basso continuo, in un solare mi maggiore: una pagina sacra, segnata d’una devozione energica e commovente. Chi l’avrebbe mai detto che dietro tale brano si potesse celare una cocente delusione d’amore? Ebbene, l’opera fu scritta dal giovane Haydn per celebrare la presa del velo di Therese Keller, suo grande amore, che, a dispetto dei sentimenti del musicista allora ventiquattrenne, abbracciò l’ordine delle clarisse. Per ripiego, alcuni anni dopo, sposerà la sorella. Era il 12 maggio 1756. Immaginiamo la scena, cancellando per un attimo dalla mente la figura patinata del compositore di corte, impettito e imparruccato, e vediamo l’uomo, straziato e confuso, che ascolta la sua amata prendere i voti, mentre si appresta a dirigere nella loggia del coro la sua pagina mariana. Preghiera o ultimo canto d’amore?
Tra le note, attraverso una lettura intima (forse un po’ fantasiosa?), troviamo significati nascosti, messaggi di sconforto e rassegnazione, che traducono le volute a precipizio degli archi, le suadenti entrate del soprano, i repentini rallentati e l’umanissima descrizione delle parole: gementes et flentes in hac lacrimarum valle. E se qui proprio non ci imbattiamo nello strazio amoroso, la storia ci suggerisce una diversa valle di lacrime, più concreta e altrettanto dolente, cui andò incontro il musicista, quando, espulso dal coro della cattedrale di Santo Stefano, a diciotto anni dovette affrontare la miseria. Ma che dire, nella chiusa del brano, di quell’improvviso inabissarsi del volume, nel fervido dialogo fra il coro e la voce femminile: una pura distesa mistica o un boccone ghiotto per gli inguaribili romantici? È l’addio della giovane novizia, che scompare dietro il portico della clausura, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile.
Una vita intera separa quell’amore acerbo e sconsolato dalla maturità e dall’esperienza acquisite in oltre quarant’anni, dopo la lunga permanenza in veste di Kapellmeister presso la più antica e facoltosa dinastia dell’impero austroungarico, la famiglia Esterházy, e dopo i lunghi soggiorni londinesi, che conferirono ad Haydn fama e fortuna, e alla sua arte un’illuminata cittadinanza europea. Quando nel 1795 egli fece ritorno a Vienna, il suo nuovo mecenate e “titolare” di sangue Esterházy, Nicolaus II, gli assegnò il compito di ricostituire l’orchestra di corte e gli commissionò, tra le varie incombenze, la stesura di una messa all’anno, da rappresentarsi nel giorno dell’onomastico della principessa Maria Josepha, sua moglie. A tale impegno si ascrivono le sei messe composte tra il 1796 e il 1802. La quarta di queste, del 1799, passò alla storia come Theresienmesse, definizione non autografa dell’autore, che lascia supporre una possibile dedica all’imperatrice Maria Teresa, seconda moglie di Francesco II d’Austria. Un’ipotesi attendibile.
Nel polittico che la compone avviene uno dei più straordinari miracoli haydniani: vi convivono gravità e gioia, riflessione penitente e senso di beatitudine, così come il sentimento collettivo della fede e della speranza di grazia incontra e dialoga con l’intimo appello religioso dell’uomo solo di fronte a Dio. La bellezza di quest’opera si dipana dal centro; è nel cuore del Credo, la preghiera fulcro della liturgia e del fervore cattolico, il cuore stesso della Theresienmesse. Dalle parole «Et incarnatus est» si irradia, verso la glorificazione da un lato e verso l’invocazione dall’altro, l’immenso vocabolario del maestro: la musica tesse, con ugual magnificenza, trame polifoniche e monodiche, materiale tematico e timbrico. A coronare l’affresco è il «Dona nobis pacem» che con la sua graduale ascesa volumetrica non potrebbe formularsi più convincente e perentorio. Haydn, nella memoria del biografo Georg August Griesinger, pronunciò queste parole: «Delle mie messe sono piuttosto orgoglioso». Aveva ragione di esserlo.





martedì 20 novembre
Conservatorio
ore 21
Coro e Orchestra dell’Accademia
«Stefano Tempia»
Massimo Peiretti
direttore
Francesca Micarelli soprano
Sabrina Pecchenino contralto
Alessandro Baudino tenore
Vladimir Jurlin
basso
Michele Frezza
maestro del coro
haydn alla corte
di maria teresa
Salve Regina

in mi maggiore
Hob. 13b n. 1
Missa in si bemolle maggiore Hob. 12 n. 12 (Theresienmesse)