Mi ricordava giustamente Angela Vettese, un critico molto perspicace, come l’arte contemporanea sia assai più comprensibile di quanto non si pensi. A patto di abbandonare alcune categorie del passato, e in particolare quella di “bello” e quella di “ben fatto”. E a patto di sapersi munire di quei testi di riferimento che nell’arte antica erano di pubblico dominio (la Bibbia, la mitologia, la storia) e che oggi sono sostituiti da un sapere molto meno condiviso, un sapere disperso, soggettivo, che occorre almeno cercare di recuperare informandosi, preparandosi, esattamente come si fa andando all’opera, quando – indipendentemente dalla presenza di sopratitoli – si legge il libretto prima che cominci lo spettacolo.
Ci ripensavo leggendo l’aspra polemica ospitata sul nostro blog a proposito del volume sonoro del concerto degli Avion Travel e di Samuele Bersani dello scorso 12 settembre. Perché lì si sono scontrati due saperi, uno legato alle abitudini dei frequentatori delle sale da concerto e l’altro a quelle dei conoscitori di palasport e stadi. C’è chi li possiede entrambi; la maggior parte di noi si specializza nell’uno o nell’altro. E, con buona pace dei sostenitori di contaminazioni e scambi senza barriere, passare dal primo al secondo o viceversa non è così automatico, perché si tratta di saperi speciali, a crescita lenta, che non si acquisiscono semplicemente leggendo un programma di sala né tenendo alto il volume dell’autoradio: sono saperi che le nostre orecchie, il nostro cervello, la nostra pancia scoprono piano piano, con decine di esperienze ripetute, abituando a poco a poco il nostro corpo ad ascoltare i pianissimo di un trio d’archi o i fortissimo di un gruppo pop e conoscendo dunque il modo di gestire le proprie emozioni nei rispettivi contesti acustici.
Ora, i dati che arrivano mentre chiudiamo in tipografia questo numero di “Sistema Musica” indicano che a Torino quest’anno entrerà in sala da concerto e all’opera un pubblico nuovo. Sono infatti in crescita significativa gli abbonamenti, e in particolare quelli di coloro che per la prima volta scelgono di legarsi a una stagione. Mi sembra una cosa importante, naturalmente. Perché più persone potranno godere di quello spettacolo meraviglioso che è la vita concertistica cittadina. Ma anche perché crescerà la condivisione di quel sapere specifico, il sapere delle orecchie, che è una parte importante della musica che ascoltiamo in sala da concerto e che si acquista soltanto così, ascoltando, riascoltando e riascoltando ancora.
Che ne dite, festeggiate con me?