di Marina Pantano
Letizia Belmondo, prima arpa all´Opéra Royal de la Monnaie di Bruxelles, ha debuttato a livello internazionale a quattordici anni con l´Orchestra Rte di Dublino; a diciassette anni, grazie alla borsa di studio De Sono, è andata a studiare al Conservatorio di Lione; a diciannove anni ha vinto il primo premio al Concorso Internazionale di Israele. Abbiamo chiesto a questa giovane e straordinaria arpista, che ha conquistato il mondo con la sua tecnica impeccabile e la personalità solare, che cosa vuol dire per una ragazza studiare e lavorare all´estero, coniugare l´isolamento e la concentrazione dello studio con il senso pratico necessario al vivere quotidiano.
«Significa imparare a cavarsela da soli, acquisire autonomia. Ci si mette alla prova e non solo in una sala da concerto. Per me è stato naturale, come se il viaggiare, l´imparare nuove lingue, facessero parte del mio istinto».
Questo aspetto può incidere nella personalità del musicista?
«Non saprei quanto sia importante in questo senso l´autonomia, non so nemmeno se è quello che davvero cerco. Fino a ora per me la guida degli insegnanti è stata fondamentale, così come ricevere molti stimoli, molti influssi e poi cercare di assimilarli e di rielaborarli individualmente».
Nel nostro mondo, sempre più tecnologico e virtuale, ha ancora senso il concerto dal vivo? E che cosa pensa delle diverse forme di spettacolo multimediale?
«Non mi dispiacciono affatto le commistioni tra le arti, sono fondamentali per gli squarci che possono aprire nella sensibilità degli artisti e degli ascoltatori. Il concerto dal vivo invece è una tradizione che continua e che spero non finisca mai: mi piace l´idea di prendere del tempo per ascoltare e basta. Di immergermi in un mondo emotivo che diversamente non avrei vissuto. Ciò è possibile soprattutto con la musica classica, che richiede la presenza interiore, l´attenzione. Personalmente io cerco lo stato d´animo e intellettuale che si crea grazie al rapporto con il pubblico, che è ben diverso da quello che si prova in una sala discografica: non mi interessa la perfezione, io voglio l´emozione!»
«Nel concerto dal vivo, inoltre, interviene una componente interessantissima, l´errore.
Sono sempre rimasta affascinata dalla capacità dei grandi musicisti di sbagliare "bene": l´errore invece di togliere, arricchisce la musica. Ci dice qualcosa di veramente personale, individuale. È come quando, nella persona amata, si cominciano a notare e ad amare anche i difetti» – aggiunge, con passione e calore, Cecilia Bacci, giovane violinista torinese, anche lei borsista De Sono, al telefono da Detmold, dove studia alla Hochschule für Musik con Marco Rizzi. Nel concerto di ottobre sarà protagonista con un programma originale: una seconda parte tutta contemporanea.
«Non sono un´esperta di musica contemporanea, ma sono molto curiosa e mi piace sperimentare: non si tratta di un interesse esclusivo, ma necessario. Ho scelto tre brani brevi e orecchiabili già al primo ascolto, per non scoraggiare il pubblico (ride). Il brano più impegnativo è quello di Benjamin, ma è incastonato tra il siciliano Giovanni Sollima, già noto e apprezzato, e il belga Wim Henderickx, che credo per Torino sia una vera novità, entrambi di matrice più popolare e assolutamente godibili. Il duo African Suite mi ha colpito per la forte ritmicità e la quasi totale assenza di melodia. Lo studierò con l´aiuto dello stesso Henderickx: sarà una grande esperienza».
Quanto influisce un insegnante sulla personalità di un musicista?
«Ha un ruolo fondamentale da molti punti di vista, anche se penso che la personalità artistica sia comunque determinata dal carattere della persona: l´impulsività o la timidezza, l´aggressività o la remissività influiscono sul modo di suonare. Le influenze esterne e le esperienze della vita modificano, filtrano e correggono, ma il modo di suonare arriva da dentro».
venerdì 12 ottobre
Conservatorio ore 21
Archi
orchestra da camera
Katharina Magiera contralto
Letizia Belmondo arpa Musiche di Debussy, Rautavaara, Nielsen, Egk
mercoledì 24 ottobre
Conservatorio ore 21
Cecilia Bacci violino
Yukiko Hirayama pianoforte
Alan Brunetta percussioni
Musiche di Franck,
Ysaÿe, Sollima,
Benjamin, Henderickx
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