aprile 2008

orchestra sinfonica della rai


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Giampaolo Bisanti
Weber e Schubert, un omaggio alla danza

di Fabrizio Festa

Giampaolo Bisanti«Quando si debutta con un'orchestra importante come quella della Rai è buona norma presentare un repertorio che si ha solidamente nel braccio. È una prassi che ho sempre seguito e che ha dato i suoi frutti». Così Giampaolo Bisanti, che appunto si appresta a debuttare su un podio tanto prestigioso, sceglie la strada di una saggia prudenza nel comporre il primo dei suoi programmi torinesi. A dirla tutta, nel tono della voce, nelle sfumature del discorso, tra una parola su Schubert e una su Beethoven, traspare l'emozione di chi sa che questo è un passaggio significativo in una carriera. Ma Bisanti non è certo nuovo alla pugna, e sa che un programma da concerto - soprattutto quello del debutto con un'orchestra che ancora non ci conosce - deve corrispondere a una sana filosofia, tra ingegno e artigianato: coerente nell'impostazione, con un bel brano d'apertura, e poi, visto che dei solisti non si può fare a meno nella maggior parte dei casi, è indispensabile poter contare proprio su interpreti di consolidata reputazione ed esperienza. Quasi inutile dire che tutti questi ingredienti sono lì, in quel programma.
Cominciamo dalla coerenza. «Il concerto si aprirà con l'Invito alla danza di Carl Maria von Weber nell'orchestrazione di Hector Berlioz, mentre a chiuderlo ho scelto un brano che amo molto, e che avevo già presentato per il mio debutto sinfonico alla Fenice: la Terza sinfonia di Schubert. A legare queste due opere c'è un motivo che, scopertamente o implicitamente, le ispira: la danza. Nel caso del brano di Weber è del tutto evidente l'omaggio a quell'arte. Osservando la partitura di Schubert, invece, appare evidente che specie negli ultimi due tempi, pur non evidenziato in maniera così esplicita, il movimento di danza è l'elemento fondante. Potremmo, in un certo senso, parlare di una sorta di nostalgia tutta schubertiana per la danza stessa, che ritorna del resto non solo nella produzione sinfonica, ma anche in quella cameristica». Inoltre, l'Invito alla danza, nella versione che Berlioz orchestrò nel 1841 e che Arthur Saint-Léon nello stesso anno trasformò in balletto (poi verrà quella indimenticabile di Fokine nel 1911) è pagina «molto colorita, di sicuro impatto, e di grande effetto orchestrale. Insomma, l'ideale per aprire nel miglior modo possibile un concerto. D'altronde, è affascinante anche il contrasto, pur nella comunanza del motivo ispiratore, tra la fluida brillantezza dell'orchestrazione di Berlioz e la classicità».
Nel mezzo sta il Concerto Triplo di Beethoven, nel quale troviamo, appunto, solisti di fama. La vicenda di quest'opera è nota. Scritta tra il 1803 e il 1804, aveva come destinatario esecutore l'Arciduca Rodolfo, allievo pianista di Beethoven. A fianco dell'Arciduca, a scanso di sorprese, due professionisti: Carl August Seidler al violino e Anton Craft al violoncello. Da qui le ragioni di una partitura che, pur piacendo da sempre al pubblico, crea qualche perplessità tanto ai solisti quanto a chi la dirige. «Un concerto col solista, del resto, è sempre una questione complessa. Basti pensare al fatto ovvio, ma tutt'altro che scontato, che bisogna comunque amalgamare le sue idee con quelle di chi è sul podio e con l'intera orchestra che, casomai, quel concerto l'ha già eseguito mille volte. In questo caso, poi, la questione è ancor più complicata: ci sono tre solisti che, presi a sé, costituiscono un ensemble da camera (un trio appunto) e che poi vanno armonizzati con l'intera orchestra. Si sommano dunque molte e diverse esigenze. In più, Beethoven ha apparentemente scritto una parte orchestrale semplice e lineare: in realtà, non solo l'orchestra non si limita per così dire ad accompagnare, ma di fatto interagisce coi solisti, riprendendone le sollecitazioni musicali».




giovedì 17 aprile
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 18 aprile
ore 21.00 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Giampaolo Bisanti direttore
Benedetto Lupo pianoforte
Marco Rizzi
violino
Jean-Guihen Queyras violoncello

Weber
Aufforderung zum Tanz (orchestrazione
di Hector Berlioz)
Beethoven
Concerto in do maggiore per pianoforte, violino, violoncello e orchestra op. 56
Schubert
Sinfonia n. 3
in re maggiore D. 200