aprile 2008

associazione lingotto musica


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Vitalità e passione del fenomeno Kremer

di Stefano Valanzuolo

KremerBernstein, Karajan, Harnoncourt, Maazel, Muti, Mehta, Levine, Gergiev, Abbado: non stiamo saccheggiando un'enciclopedia della musica, ma semplicemente provando a elencare qualcuno dei tanti partner illustri succedutisi al fianco di Gidon Kremer in quarant'anni di carriera.
Tutto questo dà la misura della straordinaria vitalità del fenomeno Kremer, plasmato da David Oistrakh, esploso intorno al 1967 grazie a una serie impressionante di vittorie nei maggiori concorsi internazionali («Reine Elisabeth», «Paganini», «C?ajkovskij») e cresciuto costantemente con una presenza discografica assidua (oltre cento titoli) e una capacità senza pari di estendere il repertorio, spesso infischiandosene di barriere tra gli stili e di convenzioni assodate. Per primo, ad esempio, ha sdoganato Piazzolla presso il pubblico delle grandi istituzioni, facendone un compositore contemporaneo da aggiungere a una lista di frequentazioni già molto nutrita: Henze, Stockhausen, Nono, Schnittke, Paert, Kancheli, Gubajdulina, Adams. Non ha mai trascurato Bach, Mozart, Beethoven o Sibelius, ma di sicuro Kremer ha fatto per la musica di oggi quello che nessun altro violinista ha saputo o voluto fare. E non è poco.
Ha cercato, negli anni, e conseguito una cifra personale: «Non sono come quei miei colleghi che dicono di voler mettersi al servizio del compositore solo riproducendone le note. Io credo di rendere un servizio migliore facendo sì che il compositore si esprima attraverso la mia voce, che deve essere sempre riconoscibile, distinguibile dalle altre. Oggi capita di imbattersi troppo spesso in esecuzioni impeccabili, ma impersonali. A me interessa mandare un messaggio al pubblico: la professionalità è importante, ma non tocca i sentimenti dell'ascoltatore. Quello che colpisce, invece, è la passione».
Affetto, come si sarà capito, da un proficuo iperattivismo, Gidon Kremer, da un pò di tempo, si sforza di collocare la musica in ambiti d'espressione nuovi e non codificati. Nel 1981, così, ha fondato un festival cameristico a Lockenhaus, affiancandosi a sodali dai nomi altisonanti (Barenboim, Brendel, Argerich, Maisky...) per esplorare programmi meno consueti. Quindi, nel 1997, all'apice di una carriera gloriosa, ha scelto di dare il proprio nome e le proprie energie a una giovane orchestra da camera: oggi, la Kremerata Baltica è la creatura prediletta di Kremer, che ne è direttore e mentore. «My children - così il maestro chiama i ragazzi della Kremerata - sapranno crescere, indipendentemente da me. Non basta che formino una buona orchestra: voglio che sviluppino un'identità forte e autonoma».
A Torino, Kremer riprenderà uno dei suoi inossidabili cavalli di battaglia, quel Concerto di Sibelius la cui realizzazione discografica ha condiviso con Muti anni fa e al quale torna regolarmente (ricordiamo, tra tante, una bella esecuzione con Salonen e la Los Angeles Philharmonic). Stavolta avrà per partner Mikhail Pletnev, pregevole pianista oltre che direttore e anima della Russian National Orchestra. Correva l'anno 1990 quando Pletnev, incoraggiato dall'amico Gorbaciov (che nel 1988 l'aveva invitato a esibirsi nell'ambito di un summit internazionale a Washington), fondò la prima orchestra indipendente della nuova Russia: la Rno, appunto. Tanto coraggio fu premiato, negli anni a venire, da una serie di esibizioni e riconoscimenti che pongono, oggi, l'ensemble russo tra quelli più interessanti nati nel clima fertile dell'ex Unione Sovietica.

Favorire gli scambi culturali tra artisti russi e occidentali e operare in favore dei giovani: questi i due obiettivi principali della politica cultural-sociale della Russian National Orchestra. Fondata nel 1990 a Mosca da Mikhail Pletnev, si è esibita in Nordamerica, Asia ed Europa. È la prima orchestra russa ad aver suonato in Vaticano e nello Stato d'Israele. È un ente indipendente che ha istituito un "collegio dei direttori", un gruppo di maestri di fama internazionale che ne guida le scelte discografiche e concertistiche. La sua lunga discografia comprende, tra l'altro, collaborazioni con Rostropovic, Nagano e Vedernikov.
Con la sua Orchestra, Mikhail Pletnev ha messo da parte il pianoforte e intrapreso la carriera di direttore, regalando al mondo un nuovo talento e facendo decollare in brevissimo tempo la reputazione della nuova "creatura". In veste di direttore, Pletnev ha collaborato con numerose orchestre in tutto il mondo, ma il suo rapporto con la Rno è rimasto assolutamente saldo (ne è attualmente direttore artistico). Riconosciuto da sempre come uno dei più grandi pianisti del nostro tempo, oltre che compositore di successo, ha ricevuto in due occasioni - 1995 e 2002 - il Premio di Stato della Federazione Russa.




martedì 15 aprile
Auditorium del Lingotto
ore 20.30
I Concerti del Lingotto
Russian National Orchestra
Mikhail Pletnev direttore
Gidon Kremer violino
Sibelius
Pelléas et Mélisande,
suite op. 46
Concerto per violino
e orchestra op. 47
Beethoven
Sinfonia n. 6 op. 68 (Pastorale)