Intervista
di Alessio Tonietti
Fa
un certo effetto sentire un giovane pianista di diciotto anni, innamorato
di Chopin, che ti racconta della sua infantile passione per le sigle televisive.
«Quando avevo otto anni mi è capitata fra le mani una piccola
tastiera-giocattolo di mio fratello. Mi piaceva suonare a orecchio tutto
quello che sentivo in televisione. Ho impiegato altri due anni per decidermi
a imparare a leggere la musica e a prendere le mie prime lezioni di pianoforte».
Da allora Giuseppe Greco - ospite della stagione Giovani per tutti del
Lingotto - ha bruciato le tappe: si è diplomato al Conservatorio
di Matera in soli cinque anni eseguendo il Terzo concerto per pianoforte
e orchestra di Beethoven, ha vinto la X Rassegna Musicale di Castrocaro,
riservata ai migliori diplomati d'Italia, con diritto di incisione, e
ha ottenuto un prestigioso quarto posto al Premio Venezia 2006.
Sono successe parecchie cose in questi otto anni. Com'è
cambiato il suo rapporto con la musica e con l'attività esecutiva,
rispetto agli anni in cui suonava a orecchio?
«Indubbiamente il rapporto che ho adesso con lo strumento e con
la musica in generale è profondamente mutato. Per diversi anni
ho avuto la smania di allargare il mio repertorio e "divoravo" una quantità
incredibile di musica. Ora mi prendo molto più tempo, studio più
a fondo. Desidero dare voce all'opera che ho davanti perché vorrei
far emergere tutto ciò che il compositore ha scritto nella partitura.
In particolare, mi piacerebbe riuscire a far sentire la musicalità
di ogni autore».
Cosa intende per "musicalità"?
«Non saprei spiegarlo, non c'entra con il significato. È
il particolare modo di usare, di sentire il suono».
Ci sono dei modelli verso cui si sente debitore?
«Ci sono molti maestri che sento vicini al mio stile interpretativo.
Tra i miei punti di riferimento ci sono molti artisti del passato, primo
fra tutti, come per ogni amante di Chopin, il magnifico Arthur Rubinstein.
Mi sono appassionato a questo compositore ascoltando le sue registrazioni».
Il quarto posto al Premio Venezia le ha cambiato la vita, in
qualche modo?
«In effetti, adesso mi chiamano a suonare molto più di prima.
Per il resto, continuo per la mia strada e con i miei studi».
Con chi sta lavorando in questo periodo?
«Attualmente studio con Sergio Perticaroli all´Accademia Nazionale
di Santa Cecilia di Roma. Mi ritengo molto fortunato, perché sento
che il maestro mi sta dando le giuste coordinate per poter svolgere al
meglio questa professione. Insieme stiamo affrontando tutto il repertorio
classico - romantico, con una particolare attenzione - ovviamente - per
Chopin».
Tutto questo come si concilia con i suoi studi "normali"?
«Effettivamente, riuscire a gestire gli impegni scolastici con quelli
musicali non è una cosa facile. Bisogna sapersi organizzare e avere
molta disciplina mentale ma, per mia fortuna, posso dire di essere molto
bravo in questo. Devo ammettere che ci provo anche un certo gusto».