di Daniele Spini
Un'opera
al nero. Nata in poche settimane dalla penna di un librettista recalcitrante,
Felice Romani. Classicista convinto, spiazzato dalla violazione delle
unità aristoteliche perpetrata collocando l'azione in due città
diverse, non meno che dalla natura torbida del soggetto, ispirato a una
fama diventata nei secoli quasi un mito, sintesi e simbolo di un'immagine
torbida, anzi nera senza sfumature, di un Rinascimento italiano tutto
intrighi e scelleratezze. E musicata, sempre in tempi che più tardi
si sarebbero detti "garibaldini", da un Gaetano Donizetti viceversa entusiasticamente
sperimentale e alla ricerca del nuovo. La sera di Santo Stefano del 1833
Lucrezia Borgia indicò con decisione al pubblico della Scala per
quale via si stesse incamminando il melodramma romantico.
A monte c'era l'eco del gran successo riportato a Parigi un anno prima
da Victor Hugo con Lucrèce Borgia: il suo primo dramma in prosa,
e anche il primo dal quale nascesse un libretto d'opera (l'avrebbero seguito,
grazie a Verdi, nel 1844 Ernani e nel 1851 Rigoletto, tratto da quel Le
Roi s'amuse scritto subito prima della Borgia, e che con questa formava
un dittico ispirato parallelamente ai temi del potere assoluto e della
redenzione di personalità in qualche modo mostruose, grazie alla
forza di un sentimento primario come quello di un genitore per il figlio).
A Donizetti - per non parlare di Romani - probabilmente stava a cuore
non tanto l'indubbio zelo democratico e laico di Hugo (che si tratti di
criminosa prole di un papa è dato biografico del tutto silenziato
nel libretto, al pari di altre circostanze abbastanza scandalose e di
alcune espressioni empie), quanto la sua nomea di uomo del momento, alfiere
di un Romanticismo incendiario e aperto al fascino sinistro dell'orrido,
della crudeltà. Ma soprattutto debbono essergli apparsi evidenti
i molti spunti per nuove strategie offerti tanto dalla vicenda quanto
dalla concezione letteraria del dramma. Sapeva di essere a sua volta l'uomo
del momento per il teatro musicale italiano, e si regolò di conseguenza,
orientandosi - e orientando, c'è da credere, il suo librettista
- verso un taglio molto ardito: tre atti suddivisi in nove pezzi soltanto,
realizzando così una serie ridotta di più ampie unità
drammatiche e compositive, funzionali a una inedita continuità
di racconto che si direbbe interrotta soltanto dalla ben meditata irruzione
di colpi di scena puntualmente recensiti dalla musica. Questa procede
spedita e incisiva, affidandosi spesso (come già nell'Introduzione,
sotto molti aspetti degna della più tarda e ufficialmente più
innovativa Lucia di Lammermoor) alle suggestioni di un suono orchestrale
inteso come segnale evocativo, cornice ambientale indispensabile alla
collocazione drammaturgica dell'azione, quasi sempre svolta nel buio di
notti sinistre, solo illusoriamente illuminate da bagliori festivi destinati
alla fine a tingersi del color di morte.
Ma
a determinare il senso di Lucrezia Borgia è anzitutto la vocalità:
elegiaca per definire tristezza e solitudine di Gennaro, scolpita espressivamente
per la figura a tutto tondo di Lucrezia, cui si chiedono, più che
non acrobazie vocali (la parte è comunque difficilissima e richiede
gran virtuosismo all'interprete), accento e lirismo. Complemento brillante
di Lucrezia per quanto riguarda le voci acute, il travesti di Orsini,
per noi un pò un'anticipazione dell'Oscar di Un ballo in maschera;
contrappeso truce e furente di Gennaro in area maschile il duca Alfonso,
a sua volta parente di tanti baritoni collerici e sanguinari poi disegnati
da Verdi.
Successo dapprima moderato, poi sempre crescente: riprese e varianti accompagnarono
per quasi dieci anni la fortuna di Lucrezia Borgia: quasi un simbolo del
rapporto complesso e inquieto fra il teatro musicale italiano e il Romanticismo
europeo.
mercoledì 23 aprile
Circolo dei Lettori
ore 17.30
Le Conferenze del Regio 2007-2008
tra letteratura e musica
Dalla pagina alla scena Romanzi all'Opera:
Werther
di Massenet-Goethe
Conversazione e ascolti discografici a cura di Corrado Rollin
Ingresso libero
In collaborazione con
il Circolo dei Lettori