aprile 2008

teatro regio Torino


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Intervista

Francesco Bellotto
«Le mie certezze risiedono nel testo»

di Laura Brucalassi

Francesco BellottoRaggiungiamo Francesco Bellotto a Bergamo, dove è direttore artistico del Teatro «Donizetti».

Maestro Bellotto, nella sua vita l'interesse per Donizetti, dalla tesi di laurea all'attuale incarico, sembra un elemento ricorrente. Quando è nato?
«Risale ai tempi dell'Università, quando, per pagarmi gli studi alla Facoltà di Musicologia di Cremona, ho cominciato a fare la comparsa nelle produzioni del Festival «Donizetti» a Bergamo. Lì ho scoperto, per la prima volta, il teatro lirico ed è stata un'esperienza straordinaria perché fatta sul palcoscenico. Da lì deriva la mia successiva attività di giornalista, musicologo e insegnante, sempre però in parallelo alla passione da teatrante».

Questo molteplice canale di azione la pone in una prospettiva piuttosto atipica...
«È vero. Ho voluto giovarmi dell'esperienza pratica anche nell'ambito degli studi speculativi, per questo la parte più originale del mio lavoro riguarda il rapporto tra testo e messa in scena. Sono convinto che oggi la drammaturgia musicale sia ancora troppo estranea al rapporto tra partitura e scena, per questo come regista cerco tutti quegli elementi che nella musica e nel libretto parlino di immagini e possano darmi delle certezze in fase di allestimento. Con Donizetti l'indagine è molto fruttuosa, perché le sue partiture migliori sono vere e proprie pitture musicali».

Può fare un esempio?
«Nell'adattamento per il libretto di Lucrezia Borgia, la fabula del dramma di Victor Hugo è stata rispettata fedelmente, tranne poche significative modifiche. Una si riscontra nel momento in cui viene cancellata la "B" di Borgia dal muro del loro palazzo: la scena, da diurna che era, nell'opera è ambientata a notte fonda e così facendo ogni parte dell'opera è pervasa da un'atmosfera notturna e misteriosa, elemento riscontrabile tanto nel libretto quanto nella musica. Similmente, nel finale di Hugo, Gennaro, prima di morire avvelenato, pugnala Lucrezia che, in punto di morte, gli rivela di essere sua madre. Un finale così drammatico non era pensabile prima del Verismo, quindi Romani fa morire Gennaro ma non Lucrezia, alla quale non viene offerta la catarsi, ma la condanna all'isolamento».

Come si realizza tutto ciò sulla scena?
«Una delle scelte più forti di questo allestimento è stata quella di far accompagnare Lucrezia Borgia da quattro personaggi (un bambino, una madre, un uomo di mezza età e un giovane), quattro mimi che all'inizio sembrerebbero valletti del corteggio della duchessa, ma poi ci si rende conto che sono presenze che solo lei può percepire. Rappresentano l'impossibilità di Lucrezia a vivere il rapporto con il figlio, perché si porta dietro il retaggio delle sue colpe, del passato e della corruzione della sua casata. Mi sono servito di questi personaggi per raccontare l'intricato intreccio di pulsioni psicologiche che muovono la protagonista: con il loro comportamento si rende manifesta la schiavitù di Lucrezia dal suo nome e da ciò che rappresenta».

Si definirebbe un regista tradizionalista?
«Niente affatto. Spesso un apparato di costumi e di attrezzeria impiegata in modo "tradizionale" vengono interpretati come banale illustrazione del libretto. Nel caso della Lucrezia secondo me è importante rispettare il contesto formale cui il testo rimanda come, nello specifico, scegliere un'ambientazione tardo-rinascimentale. Certo, si possono utilizzare anche altri tipi di scene e costumi, ma l'essenziale come oggetto artistico, per una regia, è che scaturisca dalla valorizzazione dei testi per poi mettere in scena anche il non esplicito, cosa che dà un valore aggiunto a opere di altissima qualità.
Per esempio, uno degli spunti più forti di questo allestimento è il film L'ora del lupo di Ingmar Bergman. L'assunto è che all'interno delle ventiquattro ore ci sia un momento in cui gli animali notturni cessano di cantare perché il lupo va a cacciare. In quest'ora, prima dell'alba, gli affanni e le preoccupazioni si ingigantiscono, tutto sembra più terribile. Ecco, la mia regia vuole proporre una lunga "ora del lupo" in cui prendono forma gli incubi che Lucrezia rappresenta».




mercoledì 23 aprile
Circolo dei Lettori
ore 17.30
Le Conferenze del Regio 2007-2008
tra letteratura e musica
Dalla pagina alla scena Romanzi all'Opera:
Werther
di Massenet-Goethe
Conversazione e ascolti discografici a cura di Corrado Rollin
Ingresso libero
In collaborazione con
il Circolo dei Lettori