aprile 2008

teatro regio Torino


Torna all'indice dei contenuti

Interpreti d'eccezione per un noir rinascimentale

di Luca Del Fra

Fiorenza CedolinsIl "Corriere delle Dame" del dicembre del 1833 diede addirittura colpa dell'iniziale insuccesso alla Scala di Lucrezia Borgia all'eclissi della luna avvenuta la notte della prima: l'eclissi congiunta degli ingegni del librettista Felice Romani e di Gaetano Donizetti sarebbe stata la causa dell'inadeguatezza del lavoro. Ma l'opera, in verità, s'impose presto e gareggiò per lungo tempo con Lucia di Lammermoor come favorita tra le figlie del compositore bergamasco. I motivi a posteriori appaiono chiari: ciò che aveva disorientato la critica coeva, e via via invece sollecitato il pubblico, era la modernità della prima valida trasposizione del teatro di Victor Hugo nell'universo ancora classicista del melodramma.
José BrosUn "noir rinascimentale", come lo sarà vent'anni dopo Rigoletto - anch'esso tratto da un dramma del letterato francese - non basato sul consueto trittico amoroso ma su personaggi molto sfaccettati, preda di veementi passioni, da Maffio Orsini, ruolo en travesti all'apparenza brillante ma ricco di sfumature, per non parlare della protagonista Lucrezia, che ha una delle arie di sortita di maggiore impatto dell'opera romantica italiana - «Com'è bello! Quale incanto».
Primadonna fra le più amate dei palcoscenici italiani, Fiorenza Cedolins si è imposta grazie alle interpretazioni dei grandi personaggi di Verdi e Puccini: Aida, Leonora ne Il trovatore, Cio Cio San in Madama Butterfly. Tuttavia, il soprano friulano ha sempre rivendicato una familiarità con la tecnica del belcanto e non sorprende affatto che, dopo aver recentemente affrontato Norma, si cimenti con Lucrezia Borgia, uno dei personaggi monstre del teatro di Donizetti. Divisa fin quasi alla dissociazione tra l'amor filiale e la scellerataggine delle sue azioni, nella sua vocalità Lucrezia reclama la forza dell'invettiva e l'incisività dell'espressione, ma anche la dolcezza di un canto etereo e appoggiato sul fiato con una coloratura adamantina. Tutte qualità da sostenere con una vera personalità da interprete: non stupisce dunque l'attesa per questo debutto.
Michele PertusiAccanto a lei ecco José Bros nel ruolo di Gennaro, il figlio di Lucrezia, che richiede un timbro bellissimo e una tecnica eccellente, nonché una particolare inclinazione alla tinta elegiaca. Insomma, un tenore tipicamente donizettiano e non a caso Bros nella sua carriera ha mostrato una particolare predilezione per i ruoli che il bergamasco ha composto per grandi voci come Giovanni Battista Rubini, Gilbert Duprez, Mario De Candia e, in questo caso, Francesco Pedrazzi.
È da considerarsi un lusso poter schierare nel ruolo di don Alfonso, importante ma non principale, un cantante del prestigio di Michele Pertusi: basso baritono considerato tra gli specialisti del teatro di Rossini, e che articola il suo repertorio tra Mozart e Verdi, unendo eleganza stilistica e peso della parola, confermandosi così uno degli artisti più completi del panorama italiano.
Kate AldrichProtagonista di una oramai solida carriera internazionale, Kate Aldrich non ha ancora conquistato una vera popolarità in Italia, nonostante nel nostro paese abbia avuto una delle sue prime importanti affermazioni nell'Aida messa in scena a Busseto da Franco Zeffirelli. Passando con disinvoltura da Carmen a Octavian in Der Rosenkavalier, da Adalgisa a Didone in Les Troyens, Aldrich affronta per la prima volta il ruolo en travesti di Maffio Orsini, che restituirà con la sua voce di timbro brunito, sicura estensione e fluente coloratura. Alle sue capacità non solo vocali ma anche sceniche è affidata la complessità di questo ruolo, celebre anche per un brindisi in cui all'allegria della festa fa da brumoso contrappunto il coro fuori scena: una perfetta trasposizione musicale del teatro di Hugo, tanto da considerarsi uno degli emblemi dell'opera romantica italiana.