di Andrea Malvano
Un
luogo qualunque, in un tempo qualunque. Due bimbi nascono contemporaneamente:
stesso giorno e stessa ora. Il loro destino è segnato fin dal primo
vagito: da grandi saranno marito e moglie. Le loro famiglie vogliono così;
la tradizione vuole così; tutta la loro infanzia viene impostata
così. Poi, però, proprio durante la cerimonia nuziale, tutta
questa artificiosa costruzione crolla fragorosamente.
È un Romeo e Giulietta alla rovescia quello che va in scena per
La Scuola all'Opera del Teatro Regio. Un lavoro senza tempo, che racconta
un problema sociale ancora vivo nel mondo di oggi; perché i matrimoni
combinati non sono affatto roba sepolta nella storia e nella letteratura
del passato: ancora nel 2003 cinquantuno milioni di minorenni sono state
costrette a sposarsi dalle loro famiglie. E non stiamo parlando solo dei
paesi dai diritti civili arretrati: queste intollerabili violazioni della
libertà individuale avvengono quotidianamente anche tra le famiglie
immigrate in Europa. Marco Alotto, regista dello spettacolo, lo denuncia
con forza: «Qualche anno fa, alla Courneuve di Parigi, sono venuto
a conoscenza di questo grave problema sociale. Ho deciso subito di cominciare
a lavorare sul tema con il mio laboratorio teatrale, e lo spettacolo al
Piccolo Regio sarà la prima apparizione ufficiale di un progetto
a cui pensiamo da tempo. Non so dire ancora con precisione che fisionomia
avrà lo spettacolo: la drammaturgia dei nostri lavori è
continuamente in evoluzione. I testi sono in parte tratti da Romeo e Giulietta,
in parte da storie di tradizione afgana. Ma la collaborazione con attori
non professionisti, generalmente di origine straniera, richiede la duttilità
di una struttura aperta. Chi fa teatro con noi trova fiducia in se stesso:
è questa forma di integrazione sociale che deve arrivare agli studenti
delle scuole».
La struttura musicale è allineata alla fisionomia multietnica del
dramma. Igor Sciavolino, direttore musicale, descrive così il volto
sonoro dello spettacolo: «Metà del materiale è in
funzione del testo: vi sono ampie parti recitate e parti cantate affiancate
a movimenti coreografici. Si alternano canzoni di area africana a brani
originali: ogni componente del gruppo ha dato un contributo culturale
ed esecutivo essenziale per la realizzazione degli arrangiamenti. C'è
una continua contaminazione tra linguaggi diversi, provenienti dall'Africa,
America, Europa e Medioriente; e la presenza del basso elettrico dà
un colore funky al tutto. Protagonisti sono due africani: Tatè
Nsongan e Dorcas Mpemba Ngalula. Tatè è un cantante percussionista,
noto per la sua attività coi Mau Mau; ma è anche un artista
molto attento alla cultura del suo paese, il Camerun. Dorcas, invece,
è una cantante congolese estremamente attiva sul fronte dell'associazionismo;
il suo gruppo è formato quasi completamente da donne africane e
la loro musica fonde con risultati sorprendenti i modi tradizionali africani
alle risorse dell'elettronica».
Dietro le scene di L'amore verrà dopo, Igor Sciavolino, direttore musicale dello spettacolo, coordina un laboratorio dedicato alla tradizione musicale africana. Alcuni incontri volti ad approfondire vocalità e differenze tra le aree geo-culturali dell'Africa centrale: scale musicali, forme e stili degli antichi repertori e, naturalmente, un occhio alle influenze esercitate sulle esperienze musicali occidentali, passando attraverso jazz, rock, pop e musica da ballo. A fare da tramite saranno Tatè Nsongan e Dorcas Mpemba Ngalula, i due cantanti e percussionisti impegnati nello spettacolo. A loro è affidato il compito di far scoprire ai ragazzi tutta la carica espressiva sprigionata dalle antiche tradizioni musicali africane: ritmi e melodie esotici per un laboratorio all'insegna del coinvolgimento pratico. (a.m.)
mercoledì 2 aprile
giovedì 3 aprile
venerdì 4 aprile
Piccolo Regio Puccini
ore 10.30
La Scuola all'Opera
L'amore verrà dopo
Marco Alotto
rielaborazione
drammaturgica e regia
Igor Sciavolino
direzione musicale
Tatè Nsongan
Dorcas Mpemba Ngalula
voce e percussioni
Eliza Yari
santur
Igor Sciavolino
sax tenore
Fred Casadei
basso elettrico