di Stefano Catucci
L'arte
della trascrizione può essere vista sotto due diverse prospettive:
una pragmatica, l'altra ideale. Pragmaticamente si tratterebbe solo di
trasferire una composizione da un organico strumentale all'altro, rispettandone
il più possibile la natura e il suono, facendo sì che nella
nuova veste non vadano perdute le caratteristiche dell'originale. Idealmente
si tratterebbe, invece, di dare seguito a un altro tipo di trascrizione:
quello che sempre si compie quando uno spunto musicale diventa traccia
scritta. Diversa dal pensiero discorsivo, che è inseparabile dalla
dimensione del linguaggio, l'idea musicale sarebbe da questo punto di
vista più vicina alla materia dei sogni, narrare o annotare i quali
implica sempre una presa di distanza, l'introduzione di un ordine già
frutto di elaborazione, ovvero di trascrizione.
Le due prospettive si intrecciano in realtà in un rapporto difficile
da districare. C'è sempre un aspetto pragmatico che giustifica
l'iniziativa di una trascrizione, ma c'è anche sempre una componente
ideale che la rende possibile. L'epoca che ha preceduto l'avvento del
suono registrato chiedeva alla trascrizione la semplice disponibilità
materiale di un'opera musicale, con l'accento posto in primo luogo sull'aspetto
pragmatico. E tuttavia ancor prima della diffusione del disco c'è
stato chi, come Ferruccio Busoni, ha così tanto enfatizzato il
lavoro della trascrizione da intenderlo addirittura come esplicitazione
di ciò che la musica è di per sé: elaborazione grafica
di un'idea. Per Busoni si trascrive sempre, quando si fa musica, così
che confrontarsi con le opere del passato per rinnovare la loro veste
sonora è come attingere a idee preesistenti per traghettarle verso
il futuro, conferendo loro un linguaggio diverso e una tecnica rinnovata,
come per elevarle «in una sorta di stratosfera» (Fedele d'Amico).
Occorre dunque guardare con una sorta di strabismo virtuoso alle trascrizioni
di pagine d'opera e sinfoniche di un autore esemplare come Liszt, cercando
nelle sue pagine tanto la volontà di diffondere i capolavori della
letteratura orchestrale quanto il desiderio di offrire materia nuova al
pianoforte, attingendo a un passato non solo da conservare ma da rinnovare.
E occorre guardare con uno sguardo non dissimile alle trascrizioni e alle
revisioni orchestrali realizzate da Gustav Mahler: un capitolo del suo
lavoro al quale bisognerebbe aggiungere, per coerenza, anche le sue varianti
agli allestimenti di opere come Don Giovanni o Fidelio, forzature antifilologiche
rimaste un modello da seguire anche in epoca di filologia imperante. Mahler
interpreta, adegua le orchestrazioni allo sviluppo dell'organismo sinfonico
che gli era contemporaneo, ma riscrive anche facendosi tramite di un'ulteriore
forma di vita per le opere del passato. E al tempo stesso, mettendo mano
alle Sinfonie di Schumann (tutte) o a quelle di Bruckner (la Terza e la
Quinta), allestendo una sorta di antologia delle Suites per orchestra
di Bach o ritoccando la strumentazione delle ultime cinque Sinfonie di
Beethoven, traccia un profilo della propria genealogia, percorre a ritroso
la sua formazione sino a raggiungere il livello di un'infanzia nella quale
i contenuti musicali appaiono trasfigurati e riordinati proprio come avviene
quando annotiamo un sogno. Le trascrizioni dei Quartetti di Beethoven
(op. 95) e di Schubert (La morte e la fanciulla) sono ancor più
eloquenti, in questo senso, perché riferite ad autori il confronto
con i quali è stato per Mahler una costante, in un duplice sforzo
di avvicinamento e allontanamento.
Oggi queste trascrizioni non hanno utilità dal punto di vista pragmatico:
un quartetto si può ascoltare in cd quando si vuole e non c'è
bisogno che a eseguirlo sia un'orchestra sinfonica. È probabile,
d'altra parte, che di pragmatico avessero assai poco anche in origine,
dato che di solito si tendeva a ridurre, anziché ad ampliare lo
strumentale necessario. È da godere invece il loro aspetto ideale,
ciò che ne fa una sorta di musica sognata, trasognata, riscritta
pensando al proprio tempo e alla propria storia. Versioni che parlano
perciò di Mahler stesso e che, come sogni trascritti, ci avvicinano
ai recessi della sua psiche.
domenica 13 aprile
Conservatorio
ore 21
prova generale
martedì 15 aprile
Conservatorio
ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Sergio Lamberto
maestro concertatore
MAHLER
TRASCRITTORE
Schubert
Quartetto D. 810
(La morte e la fanciulla)
Beethoven
Quartetto op. 95 (Serioso)
Trascrizioni
per orchestra d'archi
di Gustav Mahler