aprile 2008

orchestra filarmonica di torino


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La musica sognata del Mahler trascrittore

di Stefano Catucci

mahlerL'arte della trascrizione può essere vista sotto due diverse prospettive: una pragmatica, l'altra ideale. Pragmaticamente si tratterebbe solo di trasferire una composizione da un organico strumentale all'altro, rispettandone il più possibile la natura e il suono, facendo sì che nella nuova veste non vadano perdute le caratteristiche dell'originale. Idealmente si tratterebbe, invece, di dare seguito a un altro tipo di trascrizione: quello che sempre si compie quando uno spunto musicale diventa traccia scritta. Diversa dal pensiero discorsivo, che è inseparabile dalla dimensione del linguaggio, l'idea musicale sarebbe da questo punto di vista più vicina alla materia dei sogni, narrare o annotare i quali implica sempre una presa di distanza, l'introduzione di un ordine già frutto di elaborazione, ovvero di trascrizione.
Le due prospettive si intrecciano in realtà in un rapporto difficile da districare. C'è sempre un aspetto pragmatico che giustifica l'iniziativa di una trascrizione, ma c'è anche sempre una componente ideale che la rende possibile. L'epoca che ha preceduto l'avvento del suono registrato chiedeva alla trascrizione la semplice disponibilità materiale di un'opera musicale, con l'accento posto in primo luogo sull'aspetto pragmatico. E tuttavia ancor prima della diffusione del disco c'è stato chi, come Ferruccio Busoni, ha così tanto enfatizzato il lavoro della trascrizione da intenderlo addirittura come esplicitazione di ciò che la musica è di per sé: elaborazione grafica di un'idea. Per Busoni si trascrive sempre, quando si fa musica, così che confrontarsi con le opere del passato per rinnovare la loro veste sonora è come attingere a idee preesistenti per traghettarle verso il futuro, conferendo loro un linguaggio diverso e una tecnica rinnovata, come per elevarle «in una sorta di stratosfera» (Fedele d'Amico).
Occorre dunque guardare con una sorta di strabismo virtuoso alle trascrizioni di pagine d'opera e sinfoniche di un autore esemplare come Liszt, cercando nelle sue pagine tanto la volontà di diffondere i capolavori della letteratura orchestrale quanto il desiderio di offrire materia nuova al pianoforte, attingendo a un passato non solo da conservare ma da rinnovare. E occorre guardare con uno sguardo non dissimile alle trascrizioni e alle revisioni orchestrali realizzate da Gustav Mahler: un capitolo del suo lavoro al quale bisognerebbe aggiungere, per coerenza, anche le sue varianti agli allestimenti di opere come Don Giovanni o Fidelio, forzature antifilologiche rimaste un modello da seguire anche in epoca di filologia imperante. Mahler interpreta, adegua le orchestrazioni allo sviluppo dell'organismo sinfonico che gli era contemporaneo, ma riscrive anche facendosi tramite di un'ulteriore forma di vita per le opere del passato. E al tempo stesso, mettendo mano alle Sinfonie di Schumann (tutte) o a quelle di Bruckner (la Terza e la Quinta), allestendo una sorta di antologia delle Suites per orchestra di Bach o ritoccando la strumentazione delle ultime cinque Sinfonie di Beethoven, traccia un profilo della propria genealogia, percorre a ritroso la sua formazione sino a raggiungere il livello di un'infanzia nella quale i contenuti musicali appaiono trasfigurati e riordinati proprio come avviene quando annotiamo un sogno. Le trascrizioni dei Quartetti di Beethoven (op. 95) e di Schubert (La morte e la fanciulla) sono ancor più eloquenti, in questo senso, perché riferite ad autori il confronto con i quali è stato per Mahler una costante, in un duplice sforzo di avvicinamento e allontanamento.
Oggi queste trascrizioni non hanno utilità dal punto di vista pragmatico: un quartetto si può ascoltare in cd quando si vuole e non c'è bisogno che a eseguirlo sia un'orchestra sinfonica. È probabile, d'altra parte, che di pragmatico avessero assai poco anche in origine, dato che di solito si tendeva a ridurre, anziché ad ampliare lo strumentale necessario. È da godere invece il loro aspetto ideale, ciò che ne fa una sorta di musica sognata, trasognata, riscritta pensando al proprio tempo e alla propria storia. Versioni che parlano perciò di Mahler stesso e che, come sogni trascritti, ci avvicinano ai recessi della sua psiche.




domenica 13 aprile
Conservatorio
ore 21
prova generale
martedì 15 aprile
Conservatorio
ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino

Sergio Lamberto
maestro concertatore
MAHLER
TRASCRITTORE
Schubert
Quartetto D. 810
(La morte e la fanciulla)
Beethoven
Quartetto op. 95 (Serioso)
Trascrizioni
per orchestra d'archi
di Gustav Mahler