Intervista
Può
sembrare una cosa strana ma non lo è. Un ensemble costituito esclusivamente
da violoncelli - il Cello Consort ne prevede otto - può appoggiarsi
a una tradizione che risale ai gruppi strumentali del Seicento, fino a
trovare ospitalità presso i più celebri compositori del
Novecento come Berio e Xenakis.
Come ci spiega il violoncellista Relja Lukic, anima del gruppo, «molti
musicisti del Settecento hanno scritto splendide pagine per otto-dieci
viole da gamba. A quell'epoca, gli strumenti venivano combinati con una
varietà impressionante. Villa Lobos, quasi due secoli dopo, si
è ispirato a questi repertori per le sue Bachianas per violoncelli».
Nonostante ciò, il programma che eseguirete per la «Stefano
Tempia» poggia soprattutto sulle trascrizioni.
«È vero. Se si esclude Fratres di Arvo Paert, scritto appositamente
per quest'organico, gli altri brani sono stati adattati. Tuttavia, l'unica
vera novità è la mia trascrizione del Sesto concerto brandeburghese
di Bach, mentre Vivaldi e i Beatles non sono nuovi ad adattamenti di questo
genere. A questo proposito, posso dire di aver scelto alcune canzoni poco
note di George Harrison, dal sapore orientaleggiante».
La scelta dei brani è stata influenzata anche dalla particolare
composizione del Cello Consort?
«Certamente. L'idea è partita da Dario Destefano che aveva
il desiderio di presentarsi con i suoi migliori allievi del Conservatorio.
Sul palco, oltre a noi due, affiancati da due colleghi, quattro giovani
musicisti faranno un'esperienza importantissima per il loro futuro».
Per un'attività di trascrittore così intensa, avrà
compiuto studi di composizione...
«A dire il vero, sono un autodidatta. Mi è stata utilissima
la frequentazione di compositori contemporanei. Eseguendo molta musica
dei nostri giorni, ho avuto la possibilità di osservare il lavoro
di molti artisti e, in qualche caso, ho potuto chiedere anche qualche
suggerimento». (a.t.)