Intervista
Comincia dodici anni fa l'avventura di alcuni giovani vocalist torinesi accomunati dall'amore per la polifonia rinascimentale e lo scrupolo filologico. Polifilo Ensemble li ha battezzati il suo fondatore, Oto Perillo, diploma a Torino in musica corale e direzione di coro con Sergio Pasteris. Lo spunto è partito dalla preziosa Hypnerotomachia Poliphili, data alle stampe a Venezia da Aldo Manuzio.
Maestro Perillo, siete un ensemble giovane ma agguerrito...
«Una decina di anni fa fondai un gruppo che, all'inizio, in conformità
con il titolo del primo libro stampato con illustrazioni nel 1499, si
chiamava Il sogno di Polifilo: un nome un pò particolare, che non
ha nulla a che vedere con la musica. È il simbolo della nostra
predilezione per la musica rinascimentale».
Il vostro repertorio spazia dal gregoriano alla fine del XVI
secolo. Qual è il vostro approccio alle varie partiture?
«Nell'esecuzione dei brani rinascimentali il nostro primo intendimento
è mantenere l'organico come era all'epoca, cioè facendo
cantare ogni parte da una sola voce. Il mio lavoro, poi, consiste nel
tenermi in contatto con le biblioteche che conservano i manoscritti o
le prime edizioni a stampa, e rifare le trascrizioni. Le edizioni oggi
disponibili risalgono agli anni Cinquanta-Sessanta. Sono edizioni straniere
fatte da studiosi americani o inglesi, i quali, non avendo le conoscenze
semiologiche che abbiamo adesso, a volte commettono errori di trascrizione.
Dal punto di vista tecnico-esecutivo, invece, ci concentriamo in primo
luogo sulla buona preparazione dell'impostazione vocale».
Che cosa eseguirete per la «Stefano Tempia»?
«Proponiamo un programma rappresentativo del nostro repertorio.
Nella prima parte, sacra, partiremo con un pezzo di gregoriano, poi salteremo
all'organum polifonico per approdare al Nuper rosarum flores di Dufay,
scritto per l'inaugurazione di Santa Maria del Fiore a Firenze. La seconda
parte, invece, è tutta rinascimentale e profana». (a.c.)