Intervista
Uno dei tratti più interessanti del violoncellista svizzero Thomas
Demenga è il suo sguardo, la sua esperienza a trecentosessanta
gradi nell'universo musicale. Sfoglia tutte le pagine e si connette, seguendo
tutte le direzioni e ogni orientamento, con la rete dei suoni. Si cimenta
con l'arte interpretativa, con quella dell'insegnamento, con la composizione,
così come con la progettazione, con l'esecuzione dal vivo e in
studio, nella musica da camera, nella pratica solistica, in recital con
grandi complessi strumentali. È stato risucchiato dal repertorio
barocco, come da quello romantico o contemporaneo, è stato sedotto
dagli strumenti e dalle tecniche degli antichi, come da quelle delle più
grandi tradizioni interpretative del Novecento. Non c'è istinto
di accumulazione, neppure frenesia, nel suo cammino: esplora, cerca, pone
a confronto, osserva, seleziona con perizia le esperienze che lo catturano,
con le quali può risolvere gli ostacoli o le questioni nate dalla
sua pratica e dalle sue riflessioni, con le quali continua a nutrire la
propria sostanza, a plasmare e arricchire il proprio talento artistico.
Nel mese di aprile sarà a Torino protagonista di un concerto con
l'orchestra Archi, l'ensemble originato dall'Accademia di Formazione per
Orchestra da Camera avviata nel 2005 dalla Associazione De Sono, con il
sostegno della Compagnia di San Paolo. Per i giovani componenti del complesso,
tutti borsisti o ex borsisti De Sono, significa entrare in contatto con
un bagaglio di sensibilità inestimabile perché Demenga,
allievo di Walter Grimmer, Antonio Janigro, Leonard Rose e Mstislav Rostropovic?,
da un lato si è formato e ha vissuto immerso nelle grandi scuole
violoncellistiche del Novecento e dall'altro è sostenuto da una
profonda capacità di pensiero e di rielaborazione di uno stile
originale.
Il programma scelto rispecchia una sua prassi ormai consolidata
a partire dalle note incisioni con Ecm intitolate Bach and Modern Series:
vale a dire l'accostamento di brani del repertorio classico, romantico
o barocco (spesso con arrangiamenti ad hoc) a opere contemporanee.
«È una soluzione che amo: il concerto comprende infatti l'esecuzione
della Sonata Arpeggione di Schubert, in un arrangiamento per archi e violoncello
che ho già testato in altri concerti e che trovo abbia una speciale
atmosfera; è un brano piacevole da suonare. L'orchestra poi ha
tutt'altro che un ruolo di accompagnamento e in particolare la viola è
molto in evidenza. Les adieux per violoncello e archi è invece
una mia composizione del 2000 (in prima esecuzione italiana), che ho concepito
anche in una versione con il sintetizzatore. Il brano inizia con una melodia
molto bella al violoncello in forma di canone, ha poi una grande esplosione
drammatica nella parte centrale, per poi tornare alla meravigliosa melodia
dell'inizio. Il titolo fa esplicito riferimento al brano di Beethoven
il cui tema è affidato al primo violino».
Quanto conta confrontare stili e tradizioni musicali diverse
nel periodo formativo?
«La scelta di un repertorio è assolutamente soggettiva e
può dipendere da molti fattori, dal proprio gusto, dalla propria
inclinazione o dal proprio talento. Ma in effetti io penso che quanto
più ci confrontiamo con repertori diversi e lontani tra loro tanto
più la nostra sensibilità si affina e si apre, e questo
non può che arricchire un giovane musicista. Ci sono persone che
si dichiarano non interessate alla musica contemporanea, che la trovano
incomprensibile, noiosa, o lontana dal loro mondo. Se penso che quelle
stesse persone usano un computer, il cellulare, chattano in Internet e
utilizzano il satellitare, ecco trovo il loro atteggiamento strano, per
lo meno curioso». (m.p.)
domenica 6 aprile
Conservatorio
ore 21
Concerti De Sono 2008
Archi
orchestra da camera
Thomas Demenga violoncello
Demenga
Les adieux
per violoncello
e archi
Schubert
Sonata D. 821 (Arpeggione)
(versione per archi
di Vladimir Mendelssohn)
Quintetto op. 163 D. 956
(versione per archi
di Thomas Demenga)