dicembre 2008

teatro regio torino


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Intervista

Gianandrea Noseda
«In Massenet profumi e spezie dall'Oriente»

di Raffaele Mellace

NosedaIl direttore musicale del Teatro Regio si fa carico in prima persona dell'allestimento della Thaïs di Massenet, uno dei titoli di punta del cartellone 2008-2009 del Teatro.

Maestro Noseda, l'opera mette a tema il contrasto esplosivo tra due amori, l'eros e l'agape, tema naturalmente centrale del Decadentismo, che trova in questa partitura un'incarnazione straordinaria, ancor più che non nella stessa Thaïs, nel personaggio meraviglioso di Athanaël.
«Il nucleo della vicenda è la contrapposizione manichea tra una moralità spirituale e la negazione dei principi etici. A questo s'associa il tema, che mi sembra centrale, del tentativo di cambiare l'altro, un tentativo che raggiunge un esito sconcertante: proprio quando la conversione avviene - conversione che non si produce tanto grazie alle parole di Athanaël quanto piuttosto tramite la presa di coscienza da parte di Thaïs del valore effimero della bellezza - ci si rende conto di amare in realtà la persona di prima. L'avventura straordinaria di Athanaël va poi collegata a quella d'un altro personaggio fondamentale, Nicias. Mi piace immaginare i due come compagni d'avventura e non soltanto di vita spirituale. Athanaël vive infatti il rimpianto d'aver lasciato a Nicias quelle opportunità di cui lui stesso s'è privato».

Hérodiade, Salome, Maria Egiziaca: una ricca galleria di sorelle perverse, redente o dannate, che popolano le scene del teatro musicale della décadence grazie ai Massenet, agli Strauss, ai Respighi. Aggiungiamo Thaïs alla lista?
«Io aggiungerei anche Carmen, Lulu ed Elektra. In tutti questi casi si tratta del tentativo d'indagare la psicologia femminile, di sondarne il mistero. Accomunano tutti questi personaggi due elementi: da un lato sono tutte donne che hanno colpito l'immaginario maschile; dall'altro comandano in prima persona gli eventi, non li subiscono.
Nel nostro caso, in particolare, è Thaïs a “decidere” per la conversione, che non si verifica certo per merito di Athanaël. La conversione di Thaïs avviene infatti nel silenzio dell'ascolto della coscienza, non certo nella spettacolarizzazione della conversione stessa».

Una parola chiave per caratterizzare questa nuova produzione?
«Il nuovo allestimento proposto dal Regio è il frutto di oltre un anno di collaborazione con il regista Stefano Poda, che è riuscito a rappresentare il contrasto tra due mondi senza che lo spettatore sia invitato a parteggiare per l'uno o per l'altro. Nel contempo ha svolto un lavoro importante sull'introspezione dei personaggi».

Un'opera così meravigliosamente orchestrata rappresenta una ghiotta occasione per il maestro concertatore…
«Sono stato sempre affascinato dalla scrittura dei francesi, benché nella mia storia personale mi sia concentrato prevalentemente sul repertorio italiano, tedesco e russo. Thaïs presenta un'orchestrazione raffinatissima, mai tronfia. Qui, ancor più che non nel Werther, Massenet è molto efficace nella rappresentazione ambientale e morale: riesce a far immaginare i profumi, quasi le spezie dei luoghi in cui si svolge il dramma, un'Alessandria lussureggiante ancor più che decadente. I ballabili (che proporremo integralmente) rappresentano una musica dell'inconsistenza, bella ma vuota, riflesso appunto di quell'esistenza vacua e luccicante che è il mondo di Thaïs. La musica che più intimamente si riferisce al personaggio s'avvicina invece sorprendentemente agli elementi spirituali della musica scritta per Athanaël - e, si badi bene, questo non dopo la conversione, ma già dalla prima comparsa di Thaïs in scena. Così, ad esempio, la celebre Méditation viene a creare le condizioni perché il personaggio guardi dentro se stesso e si converta».




mercoledì 17 dicembre
Teatro Regio
Sala del Caminetto
ore 17
Le conferenze del Regio

L'arcobaleno
di Olivier Messiaen

a cura di
Ernesto Napolitano
Nel centenario della nascita del compositore (1908-1992)