dicembre 2008

teatro regio torino


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Frittoli, Ataneli e Liberatore
Elegante triangolo di passioni

di Luca Del Fra

Barbara FrittoliProvate solo per gioco a immaginare la trasformazione da commediante e cortigiana ad asceta e santa. Solo a vagheggiarla un attimo se ne comprende la difficoltà, l'arditezza nel compendiarla in tre atti, e perciò i terribili tranelli per gli interpreti disseminati da Jules Massenet in Thaïs. Una partitura composta tra il 1892 e il 1894 per una primadonna come Sybil Sanderson, dove l'esotico - più cronologico che geografico - s'annoda all'erotico e alla sua negazione. Tanto che anche al cenobita Athanaël è riservato un percorso dall'ascesi alla concupiscenza, dunque eguale e contrario a quello dell'eroina: il monaco che redime Thaïs, assalito a sua volta dalla lussuria poi però non riesce a conquistarla. È certo il segno di quel teatro francese della seconda metà dell'Ottocento, dove i ruoli femminili acquistano uno spessore nuovo, diventando centro gravitazionale della storia e non già i satelliti. A ciò s'aggiunga la presenza di Nicias, sibarita e filosofo, novello Don Alfonso di mozartiana memoria, che trapianta qui il gusto per il dialogo filosofico, caro ai cugini d'oltralpe dai tempi di Voltaire, in una dialettica eternelle tra vizio e peccato, fisico e metafisico, corpo e spirito.

Lado AtaneliEcco dunque il classico triangolo operistico soprano, baritono e tenore squadernarsi in una geometria variabile delle passioni, intrisa da un canto sempre elegante e finemente intessuto nella poésie mélique del librettista Louis Gallet, opera di un Massenet capace d'imbroccare le segrete complicità tra il suono della parola e quello della musica.
E allora primadonna sia, nella persona di Barbara Frittoli, soprano lirico italiano ormai giunta nel pieno di una splendida carriera, in cui per la verità non si è fatta mancare quasi nulla. A iniziare dagli albori con Zubin Mehta, alle numerose collaborazioni con Riccardo Muti sia alla Scala, dove si è spinta fino al repertorio di Rossini in Moïse et Pharaon, sia a Salisburgo, oppure con Claudio Abbado proprio a Torino, e poi Lorin Maazel, Colin Davis, Antonio Pappano e Daniele Gatti. Il tutto interpretando ruoli che dal repertorio italiano di Verdi e Puccini arrivano ai caposaldi del teatro di Mozart, fino a rapide sortite nell'opera tedesca di Richard Strauss o in quella francese di Bizet e perfino alle partiture russe di Cˇajkovskij. Il tutto grazie a un timbro felice ed esteso, reso straordinariamente compatto nei registri da una solida tecnica. Ma le caratteristiche per cui c'è da attendersi da lei una prova maiuscola risiedono nella straordinaria morbidezza di una emissione che le permette di avere acuti di soffice brillantezza e nell'estrema raffinatezza con cui gioca sui centri della sua voce, che potrebbe stupire se non sapessimo che da giovanissima era avviata alla carriera di contralto: è proprio nel registro medio che Massenet ha nascosto le pieghe psicologiche sensibili di Thaïs, che troverà nel soprano milanese una presenza scenica di convincente avvenenza.

Alessandro LiberatoreUna delle parti di baritono più difficili del repertorio francese dell'Ottocento è proprio quella di Athanaël, vuoi per la lunghezza, vuoi per la varietà di tipologie di canto richieste. Il georgiano Lado Ataneli, che debutterà questo ruolo a Torino, ha costruito la sua carriera intorno al repertorio italiano da Donizetti a Giordano, ma trova il suo centro in particolare nei ruoli del teatro di Verdi e Puccini, grazie a una voce di notevole estensione e a un timbro di forte espressività. Caratteristiche che gli saranno molto utili nel rendere le diverse sfaccettature della personalità di questo cenobita infervorato dalla sua fede e tradito da se stesso.

Anche se non di notevole durata, un'allure tutta particolare ha la parte di Nicias, in cui troviamo Alessandro Liberatore, tenore lirico italiano appena trentenne, dal timbro chiaro e rifinito nei corsi di perfezionamento di un belcantista come Rockwell Blake.