febbraio 2008

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Marc-André Hamelin,
il pianista curioso che fruga nella Storia

di Stefano Valanzuolo

HamelinPer farsi un’idea di che tipo sia Marc-André Hamelin, pianista nato quarantasei anni fa nel Quebec, occorre dare un’occhiata alla sua discografia, nutrita e strapremiata. Vi si trovano – tra doverose ma quasi casuali riletture di classici come Liszt, Schumann, Brahms e Skrjabin – vari bizzarri omaggi a compositori noti solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori: parliamo di personaggi come il misterioso Georgy Catoire o come il mitico Leo Ornstein, morto – si dice – a centonove anni e autore del fondamentale Suicide in Airplane, giustamente inciso da Hamelin. Ma la lista degli insoliti ignoti comprende ancora Abel Decaux, Xaver Scharwenka, Nikolaj Medtner: autori molto spesso attivi tra fine Ottocento e primi Novecento, ossia in quell’epoca di transizione che affascina Hamelin in modo speciale. Tra i moderni, invece, ritroviamo il prediletto Nikolaj Kapustin, geniaccio sospeso tra Skrjabin e il jazz. Quindi Frederic Rzewski, con le sue intense Variazioni sul tema di El pueblo unido jamás será vencido. Fino al sudafricano Kevin Volans, già referente del Kronos Quartet. Insomma, se non si fosse capito, Marc-André Hamelin è un curioso per natura: non ama le cose scontate e, soprattutto, non si tira indietro di fronte al cimento virtuosistico. A conferma di ciò, valga pure l’ascolto delle performance discografiche consacrate ad Alkan e Godowski.
Per capire da dove nasca questa attrazione fatale, faremo un passo indietro. «Mio padre, farmacista, era pianista dilettante e collezionista di dischi e partiture rare. Un giorno – io avevo otto anni – portò a casa la Sinfonia per pianoforte solo di Alkan: l’avrò letta e sentita mille volte, e sette anni fa ho trovato finalmente il coraggio di inciderla». Questo a otto anni. A tredici, invece, Hamelin spese i suoi primi soldi per comprare la Concord Sonata di Ives, che non è proprio un hit da teenager… «Sono sempre stato attratto dagli estremi, sin da piccolo. E la musica contemporanea, per l’epoca, mi sembrava il massimo in fatto di audacia. Dopo Ives vennero Stockhausen, Xenakis, Cage, Boulez…». Autori, tutti tranne Ives, che Hamelin però non avrebbe mai fissato in cd.
A giudicare dal repertorio, comunque, uno penserebbe ad Hamelin come a un personaggio stravagante, ossessionato dalla tecnica, afflitto dalla volontà di stupire. E invece no: il nostro, che a breve si dedicherà al Beethoven delle ultime tre Sonate, è un tipo semplice, con mille interessi extramusicali e un notevole senso dell’umorismo. Nel cd Serious Fun, ad esempio, con la cantante Jody Karin Applebaum rilegge classici immortali (si fa per dire) come Christian Dior o The Masochism Tango…
«Quando suono non penso al cimento. L’unica cosa che m’interessa è tirar fuori il significato musicale della pagina. Di essere considerato un virtuoso – che ci crediate o no – non m’importa nulla. Sono pigro per natura, non cerco la difficoltà fine a se stessa: il fatto è che certi lavori che mi piacciono sono, per la scrittura densa ed elaborata, oggettivamente difficili; e purtroppo, abituato come sono a fare le cose per bene, non posso tirarmi indietro. Il mio obiettivo, però, è solo quello di ridare luce a opere spesso dimenticate a torto: vorrei che, a partire da me, diventassero pezzi di repertorio. Ma temo sia quasi impossibile».
Intanto, come suo padre, Hamelin è sempre alla ricerca di partiture rare. Alle quali aggiunge pagine di propria mano perché, come i grandi virtuosi di fine Ottocento, è anche compositore… Lui, però, minimizza: «Io un compositore? Ma no, sono solo un pianista che ama scrivere; con un debole per la musica tonale».

È da sempre una bella consuetudine – quella dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – invitare sul palco, al fianco di direttori e solisti internazionali, prime parti dell’Orchestra. È questa l’occasione per Marco Braito, diplomato al Conservatorio di Bolzano e perfezionatosi successivamente al Conservatorio di Parigi nella prestigiosa classe di Pierre Thibaud, dove ha ottenuto, al termine degli studi, il primo premio all’unanimità. È stato prima tromba dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli e dell’Orchestra della Toscana e ha tenuto corsi e masterclass al Tanglewood Institute di Boston, al Royal Northern College of Music di Manchester e all’Università di Toronto. Dal 2003 è prima tromba dell’Orchestra della Rai.




giovedì 28 febbraio
ore 20.30 – turno rosso
venerdì 29 febbraio
ore 21 – turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Aleksandr Lazarev
direttore
Marc-André Hamelin pianoforte
Marco Braito
tromba
Dvorˇák
La strega di mezzodì,
poema sinfonico op. 108
Strauss
Burleske in re minore
per pianoforte e orchestra
Sˇostakovicˇ
Concerto n. 1 per pianoforte, orchestra d’archi e tromba
op. 35
Rimskij-Korsakov
Il gallo d’oro, suite