febbraio 2008

associazione lingotto musica


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Daniel Harding e la Mahler Chamber Orchestra
Un legame indissolubile

di Simone Solinas

MahlerLa Mahler Chamber Orchestra compie dieci anni. E li porta benissimo. Il merito? Sicuramente non è uno solo, sono tanti. A cominciare dal “padre” fondatore, Claudio Abbado. O forse si dovrebbe dire “nonno”, visto che le origini risalgono alla creazione, che porta sempre la sua firma, della Gustav Mahler Jugendorchester, l’orchestra giovanile paneuropea che dal 1986 porta alla ribalta i migliori strumentisti del continente. E furono alcuni di costoro, desiderosi di proseguire quel felice percorso oltre l’imposto limite di età, che nel 1997 proposero ad Abbado la fondazione della Mco. Figli (e… nipoti) discendenti di cotal stirpe non potevano che aspirare al meglio per il proprio podio: e non a caso è toccato a Daniel Harding, allievo prodigio di due mostri sacri come Simon Rattle e lo stesso Abbado, seguirne le mirabili sorti, prima come direttore ospite principale e poi, dal 2003, nelle impegnative vesti di direttore musicale.
Daniel Harding. Uno che a quindici anni, nel 1990, registra il Pierrot lunaire con i compagni di scuola e spedisce il tutto a Simon Rattle. Così, per avere un suo parere. E Rattle lo chiama a seguire il suo lavoro con l’Orchestra di Birmingham. Il carattere intraprendente – e persino ardimentoso – non è mai mancato a questo “maestro ragazzino” di Oxford: «non ditemi che il mio Don Giovanni è troppo veloce; sono gli altri a essere troppo lenti», dichiarò con estremo candore nel 2005, un po’ scocciato che venisse spesso etichettato come direttore turbinante, dal metronomo “a tavoletta”. Un giudizio nato qualche anno prima, tantissimi per la crescita artistica di un giovane, sull’onda degli entusiasmi suscitati dalla memorabile edizione del capolavoro mozartiano firmata da Peter Brook, una produzione che, partita da Aix-en-Provence per una tournée mondiale, aveva fatto tappa anche al Piccolo di Milano e aveva rivelato a molti il talento di un direttore appena ventenne e di una formazione nata da poco, la Mahler Chamber Orchestra.
Harding ha dunque sviluppato la sua carriera in stretta connessione con il percorso artistico della Mco, di cui dirige buona parte degli annuali settanta-ottanta concerti – che peraltro costituiscono quasi l’unica fonte di finanziamento, essendo l’Orchestra una delle poche, se non l’unica, a non usufruire di sovvenzioni pubbliche. Cinquanta membri stabili, età media ventisette anni, diciannove paesi di provenienza, da Israele alla Germania, dalla Svezia all’Italia, dalla Polonia agli Stati Uniti, dalla Turchia al Giappone. Già il solo fatto che si trovino a suonare persone di così lontana origine geografica e culturale costituisce un dato di estrema ricchezza; che i risultati raggiunti siano di livello tanto alto non fa che esaltare il successo di un progetto e di un gruppo così particolari. Un gruppo che, a dispetto del nome, sa affrontare con apertura mentale, duttilità, freschezza interpretativa e inalterata competenza un vastissimo repertorio, dalla musica barocca al contemporaneo d’avanguardia.
A programmi particolari, monografici o con accostamenti imprevedibili, il pubblico di Torino è ormai abituato, data la lunga frequentazione che lega Harding e la Mco ai programmi di Lingotto Musica. L’appuntamento dell’8 febbraio è dedicato ad Antonín Dvorˇák con il Concerto in la minore per violino e orchestra op. 53 del 1879 – attestazione di una raggiunta maturità linguistica, con quel particolare mélange di elementi classico-brahmsiani e di melodie e ritmi della musica popolare ceca –, solista Isabelle Faust, e la mirabile Sinfonia n. 7 in re minore op. 70, scritta sei anni più tardi per la londinese Royal Philharmonic Society, considerata la composizione orchestrale più “romantica” e intensa del compositore boemo.




venerdì 8 febbraio
Auditorium del Lingotto
ore 20.30
I Concerti del Lingotto
Mahler Chamber Orchestra
Daniel Harding

direttore
Isabelle Faust
violino
Dvorˇák
Concerto in la minore per violino e orchestra op. 53
Sinfonia n. 7
in re minore op. 70