febbraio 2008

teatro regio


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L'energia musicale di Strauss al servizio di Oscar Wilde

di Luca Del Fra

FigurinoLa cosa dovette sembrargli intrigante, ma non era affatto scontata. Dopo Guntram (1894) e Feuersnot (1901) dagli esiti non proprio felici, non era ovvio che per il suo successivo lavoro di teatro musicale Richard Strauss si orientasse verso Salome di Oscar Wilde, un testo francese di un autore irlandese. A convincerlo non deve essere stato tanto l’alone di scandalo che ancora circondava il poeta irlandese, ma il fatto che, al contrario di altri lavori di Wilde, il soggetto fosse a dir poco dinamitardo. Un côté esplosivo che deve aver coinvolto il compositore in un amore irrefrenabile, forse non dissimile da quello di Salome per il Battista, scattato dopo aver visto, su suggerimento del poeta viennese Anton Lindner, il dramma di Wilde in una produzione di Max Reinhardt.
Dalla sua prospettiva biblica il soggetto è rovesciato da Wilde che con Salome mette in scena l’urgenza del corpo, la priorità dell’istinto, la sensualità trionfante, svelando il pericolo che consegue a frenare quelle pulsioni. Negando il suo amplesso alla giovane principessa ebrea, Jochanaan va contro la bellezza, la natura delle cose, la splendente luna che illumina e incombe sulla scena fin dall’apertura del sipario. Scatena così forze Allestimentoprofonde e innesca un cieco meccanismo distruttivo in cui anche lui rimarrà coinvolto: il conclusivo bacio necrofilo di Salome sulle labbra del Battista decapitato appare come un atto di amore, certo perverso ma dettato da quelle forze dell’inconscio su cui in quegli anni cominciava ad almanaccare un certo Sigmund Freud.
È facile accorgersi come la materia potesse affascinare il compositore, anche considerando che Jochanaan si nega alla fanciulla in virtù della morale cattolica, cosa che deve aver ammaliziato non poco Strauss, assiduo frequentatore delle opere di Nietzsche, che guardava al Cattolicesimo come alla «religione degli schiavi».
«Un rivoluzionario fortunato, audace e conciliante»: così Thomas Mann definisce Strauss nel Doctor Faustus, dove a proposito di Salome insiste: «Mai avanguardismo e sicurezza di successo si sono uniti in maggiore confidenza. Non mancano gli affronti e le dissonanze, e poi quella bonaria condiscendenza che fa la pace con il timorato di Dio e gli fa capire che, in fondo, la cosa non è tanto grave…» Una pagina celebre e probabilmente suscitata da Theodor Wiesengrund Adorno, che in qualche modo era consigliere musicale del romanzo, dove è colto un aspetto importante della partitura pur inquadrata nell’antinomia “avanguardia-restaurazione” che oggi appare riduttiva.
AllestimentoCiò che colpisce, infatti, della musica di Salome è la capacità di sintesi di elementi disparati e perfino tanto contraddittori da irritare Adorno e Mann: la virulenza già espressionista di molte pagine si concilia con un esotismo sensuale e simbolico; l’arditezza armonica è funzionale a un’orchestrazione – arte in cui Strauss teme pochi rivali – lussureggiante, edonistica, sviluppata attraverso un possente organico composto da ben centoquattordici strumenti; le asprezze dissonanti rimangono inquadrate in una visione tonale della musica, dove i motivi dominanti – che in epoca di “wagnerismo triumphans” furono denominati impropriamente Leitmotiven – sono appena tre, “di Salome”, “di Jochanaan” e “della loro relazione”, ma s’intrecciano in un ordito polifonico debordante. Un’energia musicale dispiegata da Strauss con foga per incarnare una drammaturgia musicale controllatissima che sottolinea ogni minimo evento scenico – e l’esito è di finissimo artigianato musicale. Nell’affrontare un soggetto così equivoco come quello di Salome, Strauss esclude ogni partecipazione etica, morale e perfino affettiva con i personaggi in scena. Allo spettatore che rimane confuso sembra sussurrare: «Tutta l’arte è superficie e simbolo. Coloro che penetrano al di sotto della superficie lo fanno a proprio rischio e pericolo. Coloro che interpretano il simbolo lo fanno a proprio rischio e pericolo», aforisma che troneggia nella prefazione de Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.




mercoledì 20 febbraio
Teatro Regio
Foyer del Toro
ore 17
Incontri con l’Opera
Salome
a cura di Enzo Restagno
ingresso libero