febbraio 2008

le idee


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Musica e Spazi
Incontri tra architettura e musica

di Andrea Maggiora

ContentiNon vi è mai capitato di provare una sensazione di fatica nell’ascoltare un quartetto d’archi in un teatro troppo grande, oppure di essere quasi frastornati per la confusione generata da un’acustica troppo ridondante ed essere impazienti di riascoltare lo stesso brano a casa, con il vostro hi-fi? Non c’è musica senza ascolto, ma esso è strettamente legato alle caratteristiche acustiche del contenitore in cui avviene; quale nesso lega infatti la concretezza e l’inevitabile “tettonicità” di un’architettura con l’immaterialità del suono se non la presenza dell’ascoltatore, immerso nello spazio-contenitore colmo di eventi sonori?
Di questo e altro si è parlato nella terza edizione di Musica e Spazi, incontri tra architettura e musica, tenutasi nel 2005 all’Abbazia della Novalesa, nel 2006 in alcune residenze sabaude e ospitata negli scorsi mesi nelle splendide sale del Castello Reale di Racconigi e di Palazzo Chiablese a Torino. Il progetto, a cura dell’Associazione Merkurio progetti musicali, in collaborazione con Artom&Zanotti architetti e il Politecnico di Torino, prevedeva quattro giornate, tra ottobre e dicembre 2007, ognuna delle quali suddivisa in due incontri-conferenza – Spazi per la musica e Spazi mentali – e un concerto, per un tempo totale di circa due ore e mezza di pensieri, parole e note intorno all’analisi dei rapporti tra lo spazio architettonico, inteso come contenitore, la musica e l’ascolto. L’idea di creare occasioni nelle quali interessi, persone, sponsor ed enti con competenze anche molto diverse potessero convergere e interagire è la base di questa rassegna.
Architetti e ingegneri acustici hanno dunque presentato progetti e realizzazioni di teatri e auditorium attraverso i quali, grazie allo sviluppo delle ricerche applicate all’acustica dei luoghi per la musica, si sono sperimentate oggi nuove tecnologie finalizzate al miglioramento dell’ascolto, tali da consentire un’immersione sonora negli spazi un tempo impensabile. Con grafici e immagini gli esperti hanno raccontato problematiche e soluzioni legate alle geometrie del suono e alla musicalità dello spazio. Raffaele Pisani ha indagato l’acustica dei luoghi di culto, Andrea Valle e Sergio Pace hanno presentato la ricostruzione del Padiglione Philips di Le Corbusier-Xenakis presso l’Esposizione Internazionale del 1958 a Bruxelles, Luca Dellatorre ha relazionato sulle nuove tecnologie per le sale da concerto e l’astronomo Angelo Adamo ci ha spinti verso l’infinito illustrando le geometrie dello spazio siderale.
Esiste poi un altro spazio in cui la musica risiede, quello interiore, della memoria e della fantasia; è qui che succede qualcosa che ci fa immaginare un programma di concerto o che somministra poi, lentamente, il “ricordo” sonoro del suo ascolto. Immaginare un brano in un pensiero è possibile e affascinante e, sebbene il suo tempo di esecuzione sia più lungo, la sua durata soggettiva funziona in fondo come uno zip musicale interiore che ci accompagna nella quotidianità; è bello pensare che, come per il fumo, si crei anche una certa assuefazione, ma per ora sembra un po’ prematuro... Le conversazioni-intervista tra musicologi ed esecutori hanno analizzato proprio questa funzione di esplorazione dello spazio mentale che si crea intorno alla musica e ci permette di appropriarcene.
Il progetto musicale ha inoltre offerto l’opportunità di ascoltare il suono del pianoforte – Spazio-piano –, filtrato in quattro generi musicali diversi: dal tango argentino interpretato da Gianni Iorio, alle moderne architetture sonore di Xenakis e Ligeti con Andrea Rebaudengo, per migrare verso il jazz internazionale di Antonio Faraò e l’improvvisazione sulle immagini del cinema muto condotte da Stefano Maccagno, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino.