di Oreste Bossini
Otto strumenti ad arco solisti, più che due quartetti: l’Ottetto di Mendelssohn rappresenta qualcosa di unico nel repertorio della musica da camera.
Non mancano esempi precedenti di ensemble da camera altrettanto robusti – si pensi ad esempio all’Ottetto di Schubert o al Settimino di Beethoven – ma in genere queste forme di musica strumentale discendono dalla tradizione settecentesca del divertimento e della serenata, musica da suonare all’aperto in cui predominano gli strumenti a fiato. Per dire la verità, l’idea di scrivere musica per dei quartettoni o simili faceva parte del grande sviluppo della musica per amatori, avvenuto nei primi decenni dell’Ottocento. Mendelssohn riprende quindi un genere di composizione che in luoghi come Berlino, Lipsia o Francoforte, le città della sua vita, era già conosciuto, ma lo solleva con quest’unico esempio a un livello musicale prima di lui impensabile.
Non c’è da meravigliarsi che due formazioni come il Quartetto Vogler e il Quartetto Kuss, cresciute in anni diversi nella stessa città – Berlino – e nella stessa scuola, decidano di unire le forze per interpretare questo capolavoro della loro tradizione più autentica e sentita. Il vero problema, poniamo per due quartetti italiani, consisterebbe nel decidere chi debba eseguire la parte del primo violino, dal momento che in certi
momenti l’Ottetto sembra quasi diventare un concerto. È una battuta, ovviamente; anche da noi i musicisti sanno come essere generosi e collaborare per l’insieme. In questo caso i musicisti più giovani del Kuss, vincitori nel 2002 del Concorso «Borciani» di Reggio Emilia, si sono uniti all’affermato Quartetto Vogler, incline a collaborare con altri artisti in progetti sempre molto suggestivi. Quindi probabilmente non ci saranno discussioni sul ruolo di primo violino, a meno che Tim Vogler ceda il posto per cavalleria alla grintosa e brava Jana Kuss. In ogni caso entrambi avranno modo di mettersi in mostra: Vogler nelle luminose trasparenze del Quartetto in mi bemolle op. 64 di Haydn e la Kuss negli erratici e nostalgici percorsi del Quartetto in la minore Rosamunde di Schubert.