«Un paradiso abitato da diavoli», questa l’immagine che la Napoli barocca offriva ai viaggiatori europei, tappa obbligata del grand tour italiano. Dopo la rivoluzione di Masaniello del 1647-48 tutta l’Europa s’accorse che la “Napoli gentile”, luogo di delizie e giardino del Mediterraneo, celava in realtà un volto insospettato. Una città abitata da uomini «di poco ingegno, maligni, cattivi e pieni di tradimento», sosteneva il piovano Arlotto Mainardi, amico del Pulci e del Poliziano. «I “lazzari” – spiega Benedetto Croce – avevano ridotto al minimo i loro bisogni di abitazione, di vesti e di vitto: dormivano tre quarti dell’anno all’aria aperta, sui gradini delle chiese e dei palazzi signorili, sulle piazze, sulla spiaggia […] spensierati e gai, di una gaiezza tra comica e umoristica».
Napoli, però, era una splendida capitale della musica. Ai poveri “diavoli” che popolavano le strade si contrapponevano gli “angeli” dalle voci purissime che studiavano nei quattro Conservatori. E si esibivano nelle cinquecento tra chiese e cappelle, ognuna con almeno un organista e un cantore, se non addirittura un complesso di musici al suo servizio. I suonatori e cantanti che si trovavano a Napoli non temevano rivali. Corelli stesso, si racconta, fu umiliato in un concerto a Napoli nel 1702 da Pietro Marchitelli, primo violino della Real Cappella napoletana.
Riscoprire gli immensi tesori musicali di questa Napoli barocca. Questo il target, da vent’anni a questa parte, della Cappella della Pietà de’ Turchini, fondata e diretta da Antonio Florio. Missione finora adempiuta con un climax strepitoso di concerti in tutto il mondo e di incisioni memorabili. L’assist per l’ultimo progetto Angeli e Demoni arriva dal celebre thriller di Dan Brown. Un gustosissimo excursus vocale-strumentale con musiche di Paisiello, Domenico Scarlatti, Faggioli, Vinci, Piccinni per celebrare i fasti di quell’incredibile “paradiso” musicale che fu la Napoli barocca. (a.c.)