di Guido Barbieri
La grande rinascita di Murray Perahia è ormai compiuta. Nel 1997, esattamente dieci anni fa, un incidente alla mano destra costrinse il “pianista del Bronx” a rinunciare alla musica per ventiquattro lunghissimi mesi. Due anni di riflessione, di lettura “mentale” delle partiture, di molte domande e poche risposte. Poi, nel 1999, il ritorno alla vita: concerti, tournée, incisioni. E oggi il superamento definitivo delle paure, delle incertezze e dei dubbi sul “mestiere” dell’interprete. Tutto come prima ma con una grande differenza: la consapevolezza, come lui stesso ha dichiarato in un’intervista alla radio italiana, di dover ripulire tutte le incrostazioni lasciate dalla grande tradizione classico-romantica e di tornare alle origini del pensiero musicale occidentale: Bach e il contrappunto.
Oggi, visto con lo sguardo sereno del presente, l’itinerario di Perahia è straordinariamente rappresentativo delle tendenze più lucide della storia “moderna” dell’interpretazione musicale. I primi anni di carriera, come testimoniano alcune incisioni “di riferimento”, sono dedicati quasi esclusivamente al primo Classicismo viennese, letto in modo inusitatamente sobrio, rigoroso, quasi post barocco: i Concerti di Mozart, le Sonate di Haydn, il primo Beethoven, senza spingersi oltre gli Impromptus di Schubert. Poi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, pur di scrollarsi di dosso l’immagine stereotipata del pianista Biedermeier, Perahia si lancia senza troppa fortuna nel panismo del primo Ottocento (Chopin, Mendelssohn) e, riscuotendo ancor meno consensi, nel virtuosismo tardo romantico (Brahms e Liszt). L’incidente, per quanto sfortunato, costringe l’allievo di Serkin, di
Horszowskij e di Horowitz a riflettere sul proprio destino di interprete. E la riscoperta di Bach funziona alla perfezione. Le scorie vengono lavate via e il suo pianismo torna a essere quello degli esordi: terso, luminoso, preciso, elegante. Ma non è certo questa l’ultima stazione dell’itinerario: negli ultimi dieci anni Perahia ha usato il “ritorno a Bach” (e a Haendel) come trampolino di lancio per indagare nuovi territori: il panismo visionario e intellettuale di Schumann, innanzitutto, lo Chopin “bachiano” dei Preludi e degli Studi, il virtuosismo controllato di Grieg e l’amatissimo Bartók delle composizioni più dichiaratamente “folcloriche”.
E grazie a quest’ultima tappa si può dire che oggi lo stile pianistico di Perahia sia entrato definitivamente nell’epoca della compiuta maturità. Lo dimostrano pienamente le incisioni più recenti: Davidsbündlertänze e Phantasiestücke di Schumann, gli Impromptus di Schubert o la Sonata op. 101 di Beethoven, tutte filtrate attraverso la lezione bachiana degli anni Novanta. Pur non essendo un “inventore di colori”, come Horowitz o il giovane Ciccolini, Perahia sa sempre catturare con grande perizia le minime trasformazioni cromatiche del suono e restituire, di conseguenza, un intreccio timbrico estremamente lavorato. La sua infallibile scienza del piano e del forte, in secondo luogo, è sempre rigorosamente ancorata alla chiarezza e alla limpidezza di lettura del tessuto polifonico, mentre la capacità di variare il peso delle singole linee melodiche consente sempre di osservare nel gioco contrappuntistico una chiarezza abbagliante. Nel fraseggio si insinuano spesso pause sapienti, corone leggermente allungate, differenziazioni repentine della pulsazione metronomica. E infine Perahia possiede per istinto e per studio, l’infallibile capacità di rendere chiaro e appassionante il percorso formale di un’opera: la ripresa di un tema non ha mai lo stesso carattere dell’esposizione, nelle sezioni di sviluppo l’identità di un elemento si trasforma in modo estremamente coerente, le cesure strutturali sono sempre preparate e risolte con estrema lucidità formale.
venerdì 25 gennaio
Auditorium del Lingotto
ore 21
serie dispari, pari,
primo abbonamento
Murray Perahia pianoforte
Bach
Partita n. 4
in re maggiore
BWV 828
Beethoven
Sonata in la bemolle maggiore op. 26
(Marcia funebre)
Haendel
Ciaccona
con 21 variazioni
in sol maggiore
HWV 435
Brahms
25 Variazioni su un tema di Haendel op. 24