di Enzo Restagno
Il concerto che martedì 2 settembre inaugurerà al Teatro Regio l'edizione torinese del festival MiTo esprime bene alcuni dei principali obiettivi che questa ormai celebre rassegna da molti anni cerca di perseguire. Protagonista ne è l'Orchestra di Cleveland, una delle più solide compagini sinfoniche del mondo che, a detta di alcuni compositori, possiede una qualità di suono e una flessibilità assolutamente uniche.
Nel nostro paese, se si eccettua l'ascolto attraverso i dischi, la sua presenza è una rarità. Ascoltarla "dal vero" è quindi un'occasione da non perdere.
La dirige Franz Welser-Möst e il programma è perfettamente in sintonia con le vocazioni storiche dell'Orchestra: per cominciare il mondo della musica di oggi, rappresentato dalla Suite che il compositore inglese Thomas Adès ha tratto dalla sua opera Powder Her Face, e quindi il grande incompiuto capolavoro della Nona sinfonia di Bruckner.
Vorrei provare ora a tracciare il profilo di una giornata musicalmente ideale; naturalmente questa definizione si basa su giudizi e scelte personali che però sono praticamente certo saremo in molti a condividere.
L'idea di fondo è quella di trascorrere una giornata ascoltando alcune fra le musiche che amiamo di più e l'occasione buona è quella di domenica 7 settembre; luogo di ritrovo l'Auditorium del Lingotto.
Cominciamo alle cinque del pomeriggio con l'Orchestra da camera di Losanna, una raffinata formazione che si presenta sotto la guida del pianista e direttore Christian Zacharias.
In programma l'Ouverture da Le Ebridi di Mendelssohn, il Concerto in do maggiore K.467 di Mozart e la Prima sinfonia di Schumann. Dopo questo meraviglioso distillato di aurore romantiche mi aspetta La bohème di Puccini, eseguita in forma di concerto dai complessi del Teatro Regio diretti da Noseda.
Mi sento già ghermire dall'idea di una simile felicità! Per non soccombere a quell'onda sentimentale così possente dovrò concentrarmi su qualcosa che mi induca a qualche riflessione storica.
Per fortuna ho a portata di mano una bellissima occasione: mercoledì 24, al Piccolo Regio Puccini, danno la Euridice di Jacopo Peri. È da quella pièce, ancora un po' timida e acerba, che nell'anno 1600 è iniziata la storia dell'opera; non c'è che dire: fa una certa impressione. E l'opera continua a vivere ancor oggi, tant'è vero che venerdì 5 al Teatro Valdocco ci sarà The Last Supper di Birtwistle e domenica 21, al Teatro Astra, Into the Little Hill di George Benjamin.
Si era parlato del grande concerto sinfonico iniziale ma poi, incalzato dalla curiosità e dai buoni sentimenti, mi sono perso nei meandri del cartellone. Torniamo alle grandi orchestre che in fondo rappresentano il massimo della seduzione: qui credo proprio che potremmo parlare di imbarazzo della scelta.
I tedeschi, che di musica e filosofia se ne intendono, dicono «il dolore della scelta» e come si fa a dargli torto se la scelta è tra l'Orchestra di Helsinki, quella di Mosca con Cˇajkovskij, Stravinskij e Prokof'ev, la London Symphony con un paio di concerti diretti da Colin Davis e Gergiev, la nostra Nazionale della Rai, la National de France che ci porterà il Beethoven di Kurt Masur?
Devo confessare che, inseguendo le grandi orchestre, mi sono di nuovo perduto nel cartellone, e dire che l'ho costruito un giorno dopo l'altro con tutta la meticolosità di cui sono capace! Ci ho messo molta musica contemporanea, anche perché quest'anno celebriamo i cento anni di Elliott Carter (ancora meravigliosamente vivo e vegeto) e di Messiaen, e gli ottanta di Stockhausen che ci ha appena lasciati. Accanto a loro sono presenti Birtwistle, al quale MiTo dedica con sei concerti un grandioso ritratto, Luca Francesconi, Luca Mosca, Philip Glass, George Benjamin e tanti altri.
Promettiamo esecuzioni eccellenti con la London Sinfonietta, l'Ensemble intercontemporain e l'Ensemble Modern di Francoforte, notoriamente i tre migliori complessi del mondo.
E la musica barocca? E quella antica? E quella di etnie lontane? Non me ne sono affatto dimenticato, anzi! Vi consiglio caldamente di andare ad ascoltare il Coro Greco Bizantino, i Musiciens des Marais, che cantano in maniera incomparabile Lully e Rameau, e vi invito non solo ad ascoltare ma anche a vedere le performance dei Gitani che rievocano il lungo viaggio col quale, partendo dal Rajasthan e attraversando mezzo mondo, sono arrivati in Andalusia per far nascere il Flamenco.