In tanti si lamentano dei ritardi dei treni italiani. Lü Jia, invece, non smetterà mai di ringraziare le Ferrovie dello Stato per le sue distrazioni: «Estate 1990: ero alla stazione di Venezia, certo di avere perso la coincidenza per Trento. Mi salvò un ritardo di mezz'ora: presi il treno, partecipai al Concorso «Pedrotti», al quale mi ero iscritto tra mille sacrifici, e lo vinsi. Avevo 26 anni, e fu l'inizio della mia carriera internazionale».
Sembra una favola, quella di Lü Jia. Una favola che comincia già nel 1973, quando a Pechino arriva l'Orchestra Filarmonica di Berlino per la sua prima tournée cinese. «Fu un colpo di fulmine – racconta il maestro – dal quale non mi sarei più ripreso. Ancora oggi resto convinto che i Berliner siano il migliore ensemble del mondo, e dirigerli resta il mio sogno; anzi, il mio obiettivo».
Da Berlino, non a caso, avrebbe preso avvio l'avventura europea di Lü Jia, nel fatidico 1989, anno della caduta del Muro… «Partii in treno da Pechino, con pochi vestiti, molte partiture e 300 dollari. Per una settimana dormii nelle stazioni della metropolitana; di sera lavoravo in un ristorante, ma di giorno studiavo musica e avevo accesso alla Filarmonica e alla Deutsche Oper, il che mi ricompensava di ogni sacrificio».
Poi il «Pedrotti», l'incarico al «Verdi» di Trieste, l'Orchestra Regionale Toscana, quella di Norrkoeping in Svezia, e poi la Chicago Symphony, il San Carlo, Santa Cecilia, l'Arena di Verona, senza dimenticare le collaborazioni illustri con Zimerman, Mullova, Ughi, Lang Lang, Hendricks, Shaham…
Al Regio di Torino torna dopo la fortunata Turandot inaugurale del 2006, e ancora nel segno di Puccini… «Ci sono pochi autori d'opera che prediligo su tutti: Mozart, Strauss, Verdi e, appunto, Puccini. Mi piacciono il realismo delle sue storie e l'abilità che mette in campo nell'orchestrazione. Il Puccini della fase produttiva più matura è un autore di respiro realmente europeo, nei riferimenti e negli esiti». (s.v.)
«Carissimo Tamagno, la proposta-preghiera, che coraggiosamente ti espongo, è che tu abbia a creare la importantissima parte del protagonista!». La parte era quella di Edgar, title-rôle dell'opera omonima, che Puccini, alla ricerca di grandi nomi di interpreti, voleva affidare a Francesco Tamagno fin dalla “prima” scaligera dell'aprile 1889.
Per il momento il desiderio rimase tale. Puccini tuttavia tornò alla carica tre anni più tardi, in occasione della ripresa dell'opera (revisionata) al Real di Madrid. L'insistenza di Puccini, calorosamente appoggiata da Giulio Ricordi, ebbe la meglio sulle resistenze di Tamagno, che finalmente si persuase ad accettare, prendendo parte a tre recite di Edgar.
Nonostante la presenza carismatica di Tamagno, l'opera non incontrò, né allora né dopo, il favore di critica e pubblico. Quanto a Tamagno, questa fu la prima e ultima volta in cui ebbe qualcosa da spartire con Puccini e il suo teatro. (g.g.)