di Andrea Malvano
Vent'anni fa nasceva la De Sono. L'idea era già matura da tempo nei progetti di Francesca Gentile Camerana; poi, nel febbraio del 1988, anche grazie a un prezioso confronto con Luigi Nono, la sfida prendeva vita. Allora la proposta sembrava quasi presuntuosa agli occhi dei vecchi colossi della vita culturale cittadina; oggi, invece, la De Sono si volta indietro per ripensare a un impegno didattico che ha aiutato e seguito più di centocinquanta borsisti, a un'attività editoriale tra le più stimate all'interno del panorama musicologico italiano, a una vita concertistica ricca di iniziative che hanno lasciato il segno. Tutti percorsi che hanno collaborato alla crescita del mondo musicale contemporaneo: decine di talenti, cresciuti nei vivai del Conservatorio e dell'Università, hanno trovato il modo di mantenere accesa quella creatività che tanto spesso passa inosservata di fronte al rigore del mondo istituzionale. E così, alla testa di enti illustri, si sono affermati proprio musicisti che hanno trovato gli stimoli giusti per coltivare le proprie inclinazioni artistiche all'interno della famiglia De Sono. Ne sanno qualcosa l'Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Mahler Chamber Orchestra, l'Orchestre National du Capitole de Toulouse, l'Opéra di Bruxelles, l'Orquesta Sinfónica de Tenerife. Senza dimenticare la straordinaria attività didattica nata attorno al gruppo Archi: un'orchestra da camera ispirata all'idea del far musica assieme, che contribuisce periodicamente alla formazione concertistica di tutti i suoi componenti.
Un compleanno così importante non poteva che essere festeggiato con un concerto particolare. Carlo Pavese, direttore di coro che fa parte della famiglia De Sono dal 1998, ha preparato la festa con il Torino Vocal Ensemble. In apertura alcuni brani a cappella scritti da compositori in giovane età: Ermanno Wolf-Ferrari ventiduenne e Pietro Clausetti diciassettenne. Quasi come se il programma volesse dire: «Chissà, magari anche loro sarebbero stati borsisti della De Sono!» Poi un brano per basso, coro e archi di Daniele Bertotto, compositore recentemente scomparso, maestro di molti giovani sostenuti dall'Associazione. Quindi il regalo più commovente, la Serenata in do maggiore per archi di Cˇajkovskij, un omaggio a una storia destinata a proseguire nel tempo, un percorso che si legge nell'entusiasmo dei musicisti dell'orchestra Archi, giovani che riescono a vedere un futuro anche grazie alla De Sono. E infine una prima esecuzione assoluta commissionata a un borsista, Corrado Margutti, Free Folksongs: una raffinata suite di canti popolari italiani che si propone di descrivere un percorso di libera trascrizione.
Insomma, i preparativi sembrano promettere una festa memorabile, un'attestazione di stima, di amicizia e di riconoscenza che il mondo musicale italiano deve alla De Sono.
Di onori ne sono già arrivati tanti: il Premio «Abbiati» nel 1991, il Praemium Imperiale Grant for Young Artists nel 2003 e il Premio Speciale Orpheus d'oro 2003. Ma il riconoscimento più grande giunge quotidianamente dall'affetto dei borsisti, ragazzi che hanno affidato il loro talento nelle mani di un'Associazione dal calore materno, capace di custodire con devozione un bene prezioso, esposto ai pericoli della superficialità contemporanea.
Sono sicuramente loro il regalo più bello di questi primi vent'anni.
domenica 8 giugno
Conservatorio
ore 20.30
Archi
orchestra da camera
Torino Vocal Ensemble
Carlo Pavese direttore
Wolf-Ferrari
Otto cori
Clausetti
Due canzoni a 5 voci
Bertotto
Vom Tode Mariae
per basso, coro e archi
Cˇajkovskij
Serenata in do maggiore per archi op. 48
Margutti
Free Folksongs
per coro e archi