di Marina Pantano
A
dispetto di barba e capelli ormai completamente grigi, conserva un'aria
e un'espressione da ragazzo: si inchina leggermente, semplice ed educato,
si siede e comincia a suonare. La mano non sembra particolarmente grande,
né affusolata, né tantomeno nervosa. Il busto eretto ed
elegante, il gesto misurato, ampio e raffinato, l'espressione del volto
spesso incrinata nell'impeto dell'ispirazione, lo sguardo costantemente
abbassato. Nelle foto mostra un sorriso appena accennato, tra il timido
e l'ironico, da principe russo e con leggero distacco, oppure uno sguardo
pensieroso, a volte trasognato, un impercettibile riflesso di intensità,
quasi di tormento interiore.
Sono passati più di trent'anni da quando Krystian Zimerman vinse,
nel 1975, il Premio «Chopin» di Varsavia e i premi speciali
a esso collegati (Premio della Radio Polacca per la migliore interpretazione
delle Mazurche e il Premio della Società «Fryderyk Chopin»
per la migliore interpretazione delle Polacche), diventando, nel giro
di una notte, l'artista più famoso di tutta la Polonia. Aveva appena
diciotto anni ma era già un virtuoso maturo, con un'incredibile
tecnica e uno sguardo profondamente addentro ai problemi dell'interpretazione.
Fin da allora sfoderò un'attenta e ponderata gestione dell'attività
concertistica come di quella discografica: allora come oggi le sue apparizioni
in sale da concerto non sono molto frequenti, così come le sue
incisioni. Ama studiare, approfondire, fare innumerevoli prove, "vivere"
la musica che interpreta. L'incisione dei due Concerti di Rachmaninov
erano in contratto con la Dg dal 1976, ma li ha incisi, il primo nel 1997
e il secondo nel 2000! Sa prendersi il tempo necessario prima di offrire,
nella sua lettura, dettagli che altri artisti tralascerebbero, fresche
prospettive. Non ama la competizione, l'omologazione, la "produzione di
massa" e allora rifiuta le integrali, le identificazioni con un repertorio,
le interpretazioni senza caratteri distintivi, i tour massacranti e gli
inviti a far parte di giurie di concorsi pianistici, perché non
li ritiene la strada più adatta alla selezione di giovani talenti:
ha fondato invece, nel 1998, la Polish Festival Orchestra, formata da
promettenti musicisti in erba, con la quale ha compiuto, in veste di preparatore,
direttore e solista, un festoso e acclamato tour in Europa e Stati Uniti
nel 150° anniversario della morte di Chopin (1999).
È poco più che cinquantenne, ma ha avuto l'opportunità,
grazie al talento precoce, di entrare in contatto con i grandi interpreti
del Novecento, primo fra tutti Arthur Rubinstein, che lo chiamò
a Parigi subito dopo la vittoria del Concorso: è stato definito
«un artista che tende ad avere di se stesso un'idea storicizzata»,
scegliendo di fissare su disco esecuzioni che hanno fatto epoca, come
i Préludes di Debussy, i Concerti per pianoforte di Beethoven e
di Brahms diretti da Leonard Bernstein (per tredici anni è stato
l'unico pianista con il quale il direttore americano voleva collaborare),
quelli di Ravel e di Bartók diretti da Pierre Boulez, quelli di
Liszt e Rachmaninov diretti da Seiji Ozawa, il Concerto in la minore di
Schumann e quello di Grieg insieme con Herbert von Karajan e i Berliner
Philharmoniker.
Sembrerebbe piuttosto che Zimerman, una delle figure più carismatiche
del panorama internazionale, uno dei massimi pianisti viventi, celebre
per il suo perfezionismo, per la sorprendente e camaleontica originalità
delle sue scelte interpretative, non abbia ancora incredibilmente esaurito,
dentro di sé, la devozione e il sentimento riconoscente del debito
artistico e umano nei confronti di queste grandi personalità.