Intervista
Il duo pianistico Bartelloni-Nicolini si è formato nel 2004; nella biografia si legge che Cristiana Nicolini ha studiato con Leonardo Bartelloni e viene spontaneo chiedersi in che modo il rapporto didattico sia evoluto in rapporto tra partner artistici. Risponde Leonardo Bartelloni: «C'è stata indubbiamente un'evoluzione, perché in un duo entrambi gli interpreti hanno uguale spazio per le loro idee personali, sono alla pari, cosa che non può essere nel rapporto tra insegnante e allievo. Certo un retaggio di subordinazione forse è rimasto, anche solo per abitudine. In fondo, artisticamente, siamo un pò come padre e figlia, perché è naturale fidarsi di chi è stato il proprio maestro. La possibilità di esprimersi, però, c'è per entrambi».
Il repertorio per pianoforte a quattro mani non è molto ampio e si divide tra i più tipici esempi di Hausmusik e la degustazione di capolavori sinfonici in trascrizione. Voi come scegliete i vostri programmi?
«Il nostro è un repertorio abbastanza classico e, almeno
per ora, non comprende trascrizioni: sono piuttosto distanti dagli originali
e spesso non rendono molto in concerto. Cerchiamo di frequentare brani
da salotto e musica colta, ma che sia anche brillante. Queste sono le
tipologie principali della grande musica per pianoforte a quattro mani:
le danze brillanti, padrone della scena dalla fine dell'Ottocento
all'inizio del Novecento, e le musiche da salotto come quelle di
Schubert, che pure ha scritto molte danze.
Nel nostro programma per il concerto di Alba abbiamo inserito anche sei
pezzi di Rachmaninov che sono un caso diverso: si tratta di musica pura,
ogni brano ha un titolo e contribuisce a formare una suite composita e
interessante». (p.c.)