Secondo Johann Nikolaus Forkel, autore della sua prima biografia datata
1802, Bach «ha composto numerosi Mottetti, specialmente quelli per
la Scuola di San Tommaso a Lipsia; e parecchi tra quelli per doppio coro
superano ogni immaginazione per magnificenza, ricchezza armonica e melodica,
vivacità e spirito». Stando alle dichiarazioni di Forkel,
che era in possesso di notizie di prima mano passategli direttamente dai
figli di Bach, dobbiamo dedurre che molti di questi Mottetti sono andati
perduti: ne rimangono infatti soltanto sette, più due di dubbia
attribuzione. Quello che è certo, però, è che alcuni
di essi furono preservati dall'oblio in cui caddero molti capolavori
bachiani dopo la sua morte: per anni il Coro di San Tommaso eseguì
regolarmente, nel servizio domenicale pomeridiano, Singet dem Herrn ein
neues Lied e Der Geist hilft unsrer Schwachheit auf, veri e propri "cavalli
di battaglia" di quel complesso vocale. Anche Mozart, di passaggio
a Lipsia nel 1789, udì Singet dem Herrn e ne rimase talmente entusiasta
da chiedere di poter vedere le partiture di tutti i Mottetti di Bach.
Queste purtroppo erano state prese dai figli (pare che nella divisione
dell'eredità fossero toccate a Friedemann, il più
scapestrato dei fratelli), e Mozart dovette accontentarsi delle parti
staccate.
Il carattere di queste pagine bachiane è simile a quello di una
cantata priva di assoli e arie col da capo; i Mottetti sono destinati
al solo coro a cappella e non prevedono l'intervento di parti strumentali
autonome, anche se era d'uso nel Settecento raddoppiare le parti
vocali con l'organo e in certi casi anche con insiemi strumentali
piuttosto ampi. Si tratta, comunque, di opere destinate prettamente alle
voci, nelle quali convivono sia la ricerca contrappuntistica sia l'uso
del corale protestante, determinando uno stile estremamente raccolto e
spirituale. (p.c.)