Intervista
«Lavorare
con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è, per me, un'occasione
sempre molto particolare. E la ragione è semplice: la programmazione
va al di là della routine sinfonica, è estesa verso il nuovo,
e soprattutto dimostra quell'apertura di pensiero che in un certo senso
corrisponde sia al mio modo di vedere la musica sia alla mia maniera di
lavorare». Pascal Rophé, dunque, non ha dubbi: la sua collaborazione
con l'Orchestra della Rai si fonda su una base comune, su un reciproco
interesse verso programmi mirati e insieme fortemente caratterizzati,
programmi che lo stesso Rophé ha già avuto più volte
modo di realizzare a Torino, e che ora, con questo nuovo appuntamento,
aggiungono un ulteriore tassello al suo personale mosaico torinese.
Di che cosa si tratti è, a un tempo, chiaro e affascinante: «Ho
voluto descrivere un percorso, una prospettiva che andasse esattamente
da un punto a un altro. Tale prospettiva descrive un momento particolare
della storia della musica francese attraverso tre opere, due di Debussy,
La damoiselle élue e i Trois Nocturnes, una di Ravel, Shéhérazade.
È l'inizio di quel cammino che vedrà nascere il Simbolismo,
lo vedrà trasformarsi, diventare prima Surrealismo poi evolversi
negli anni successivi fino alla sintesi operata da Boulez. Dalla Damoiselle
élue ai Trois nocturnes, che sono stati scritti rispettivamente
nel 1888 e nel 1899, a Shéhérazade, composta da Ravel nel
1903: in quel passaggio da un secolo a un altro si compie una straordinaria
transizione, che informerà di sé tutta la musica francese
e non solo; la grande tradizione orchestrale, sviluppatasi in Francia
già nel corso del XIX secolo, compie un ulteriore passo avanti,
verso una modernità che poi genererà frutti importanti lungo
tutto il Novecento. Non va inoltre sottovalutata la differenza di approccio
al Simbolismo nelle opere di Debussy e di Ravel. Il primo, nel caso della
Damoiselle, basa la sua poetica musicale a partire dal testo. Ravel, invece,
lavora sull'armonia, anticipando quanto poi troveremo nei Trois
poèmes de Stéphane Mallarmé.
Di questa esperienza fa tesoro Dutilleux. Il suo Métaboles è
davvero uno dei più grandi esempi del sinfonismo francese. È
una partitura che rappresenta perfettamente come in Francia si sia sviluppato
un particolare linguaggio orchestrale, che unisce sensibilità timbrica
e solidissima tecnica. Del resto, personalmente, ritengo che Dutilleux
sia uno dei maggiori compositori viventi. È un uomo davvero straordinario,
raramente ho conosciuto un compositore così gentile e modesto,
che va ad ascoltare la musica degli altri ed è sempre attento al
lavoro dei musicisti, compreso ovviamente quello del direttore d'orchestra,
con il quale ama parlare e confrontarsi ogniqualvolta si esegue una sua
opera».
Quando, nel 1964, l'Orchestra di Cleveland gli commissiona Métaboles, Henri Dutilleux è ormai uno dei protagonisti della scena musicale mondiale. Classe 1916, formazione tipicamente francese (con solidi studi di contrappunto e l'immancabile tributo all'organo), il compositore francese, infatti, aveva già percorso tutte le tappe di una carriera meritatamente di successo. Dopo aver vinto il Prix de Rome nel 1938, passo dopo passo si era affermato al fianco di Olivier Messiaen quale esponente di una scuola compositiva francese, che guardava a Debussy come punto d'origine. Dunque, notevole attenzione all'orchestra, grande capacità di gestire il timbro e le sue risorse e, insieme, quella fusione di tecniche contrappuntistiche e strutture armoniche politonali che di quella scuola francese avevano costituito uno dei tratti distintivi. Si aggiunga l'umiltà di ascoltare tutto, dall'etnico al jazz (e in Métaboles di tracce jazzistiche se ne trovano più d'una), ed ecco che ci si trova dinnanzi a una partitura sinfonica tra le più affascinanti, ben descritta, del resto, dai titoli dei suoi cinque movimenti: Flamboyant, Torpide, Obsessionel, Linéaire, Incantatoire. (f.fe.)
giovedì 8 maggio
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 9 maggio
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Coro femminile
del Teatro Regio
di Torino
Pascal Rophé
direttore
Michelle Breedt
soprano
Claudio Marino Moretti
maestro del coro
Debussy
La damoiselle élue
Ravel
Shéhérazade
Dutilleux
Métaboles
Debussy
Trois nocturnes