maggio 2008

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Hymne di Olivier Messiaen
Musica sospesa nel tempo che non c'è

di Gianni Nuti

messiaenDue colpi di vento aprono l'Hymne pour orchestre del 1932 di Olivier Messiaen: un affresco d'aria. Oggi avrebbe cent'anni questo compositore senza tempo, che sul tempo musicale e i suoi arcani ha costruito meditazioni, preghiere e canti.
Un uomo dalla personalità così libera da essere sfuggente: organista per la chiesa della Santissima Trinità di Parigi per mezzo secolo, dove improvvisava per le tre messe della domenica come un uomo del Seicento, e sperimentatore del serialismo integrale come un avanguardista di prima linea; da archeologo, recupera i ritmi della metrica classica, i modi gregoriani e poi adotta scale orientali, raga indiani in nome delle più moderne e sconfinate vie dei canti.
In quale geografia allora iscrivere Messiaen, in quale punto della storia incardinarlo? La risposta è già in questa musica giovanile. Per comporla non sta a terra, ma sospeso appena sopra le fronde degli alberi, dove cantano i suoi amati oiseaux, con melodie interrotte, senza familiarità apparente, senza regolarità: eppure, da questi cenni incompleti, la memoria può ricostruire misteriosamente singolari sensi, fecondare pensieri divergenti. Sortilegi, stregonerie sonore come quelle di Debussy e di Skrjabin, reticenti a ogni fissaggio ma intriganti, fascinose e amare. Anche quando sembra muovere le zolle con vangate gravi di violoncelli e contrabbassi, il movimento resta aereo, serve solo per caricare una rincorsa più efficace verso il cielo alto, dove i colori della natura si fanno instabili, si liberano da forme conchiuse appena queste accennano a farsi riconoscere e cambiano di secondo in secondo, di sguardo in sguardo. Lo stesso autore vede la musica mescolare «l'oro e l'ombroso con l'arancio striato di rosso e poi l'arancio e il bianco latte impastati con il verde e l'oro». Poi un «crescendo che parte da una tavolozza di blu, viola e verdi elevandosi verso il rosso e l'oro»: quello delle icone bizantine, uno sfondo che non ha più bisogno di paesaggio e forme. Un'immagine per note che avvolge progressivamente il cerchio bianco del Santissimo Sacramento (incluso nel vecchio titolo, poi espunto nel 1946) con un invisibile ostensorio d'oro, e lo eleva sopra i fedeli, sopra le ragioni e le logiche, sopra il tempo prevedibile.
Un compositore come Messiaen non si ferma in un punto del calendario, non si fa ingabbiare dalle morse degli anni, pochi, insufficienti per ciascuno di noi, non è semplicemente voce del Novecento: in questo inno, sia quando lancia gli archi in gesti lirici, risoluti e supplici, tempestati da staccati di legni e avvolti dalle rotondità dei corni, sia durante le orazioni dimesse, tremule a punta d'archetto, è ispirato da una tensione così acuta e insistente che chi ascolta resta senza fiato, come se fosse risucchiato dall'aria vibrante della musica e condotto altrove, dove il tempo è così perfetto che non c'è.
Quello è il suo posto.

Antonín Dvorák
e Lo spirito delle acque

«Preferisco essere ammaliato per pochi minuti piuttosto che ipnotizzato per un'ora». Dopo aver assaporato le raffinatissime sottigliezze armoniche e l'eleganza della sua musica, mai più verrebbe fatto di abbinarle a quell'omone non ancora cinquantaseienne, dalla stazza fisica possente, che è Oliver Knussen da Glasgow. Una carriera bifronte di compositore (punta di diamante dell'odierna "scuola inglese") e direttore d'orchestra. Un ex-enfant prodige della composizione che a quindici anni dirige da sé la prima della sua First Symphony. Orecchio superbo, artigiano consumatissimo del pentagramma, il dualismo di innocenza e complessità è la sua cifra stilistica. Nel 1972 si imbatte in un paio di canoni enigmatici di John Lloyd, compositore dell'epoca di Enrico VIII, da pochi anni decifrati da Thurston Dart. Nel 1983 ci scrive sopra Music for a Puppet Court, nove minuti scarsi di sound rinascimentale fantasiosamente reinventato. Quattro brevi movimenti per un coloratissimo "caleidoscopio" musicale neo-stravinskijano, un mix intrigante di momenti a tratti giocosi, a tratti un pizzico surreali. (a.c.)




giovedì 22 maggio
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 23 maggio
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Oleg Caetani direttore

Messiaen
Hymne
Dvorák
Lo spirito delle acque, poema sinfonico op. 107
Berlioz
Symphonie fantastique
op. 14