Intervista
di Susanna Franchi
K.
621, a cinque numeri d'opera dal K. 626, il Requiem
incompiuto, contemporanea al Flauto magico K. 620: è
La clemenza di Tito, rappresentata per la prima volta a Praga
il 6 settembre 1791. Ne parliamo con Roberto Abbado che, dal 16 maggio,
torna al Teatro Regio per la prima rappresentazione torinese dell'opera
mozartiana.
La clemenza di Tito è opera tra le meno conosciute e rappresentate
del catalogo mozartiano. Come mai?
«L'ultima produzione di Mozart è differente dalla precedente.
Nella Clemenza di Tito si nota una semplificazione dello stile
che avrebbe sicuramente caratterizzato anche gli anni successivi, se Mozart
non fosse morto pochi mesi dopo. È uno stile nuovo, che porta a
compimento un processo di maturazione; per questo non si può dire
che la Clemenza sia meno bella della Trilogia dapontiana: è
meno immediata, ma non è meno bella! Ci sono arie e pagine musicali
straordinarie!»
Spesso si tende a fare paragoni tra Idomeneo e Clemenza di Tito:
due opere serie, due soggetti "classici"...
«È vero, vengono in genere accostate, ma Idomeneo
è l'opera di un giovane compositore che voleva dimostrare le proprie
capacità, La clemenza di Tito è quella di un autore che
torna a comporre un'opera seria su commissione - l'incoronazione di Leopoldo
II a re di Boemia, su un libretto di Metastasio rielaborato da Mazzolà
- e che è ormai consapevole dei propri mezzi e non deve dimostrare
più nulla a nessuno: compone nel proprio stile maturo, senza porsi
alcun problema.
Nella Clemenza, Mozart decide di mettere in scena vari tipi di amore:
qui la "teoria degli affetti" raggiunge una totale perfezione.
Tra i vari personaggi ci possono essere relazioni fragili, volubili, dettate
dalle circostanze, ma c'è innanzitutto l'amore declinato
in diverse sfumature. L'amore e l'odio di Vitellia per Tito
convivono in un equilibrio perfetto. Poi c'è l'amore
di Sesto per Vitellia: Vitellia si serve di questo amore per "schiavizzarlo",
per fargli fare quello che vuole. C'è l'amicizia, che
è un'altra forma di amore: quella tradita tra Tito e Sesto,
l'amicizia "affermata" tra Sesto e Annio. La Sinfonia,
che Mozart scrisse per ultima, non rimanda a temi dell'opera, ma
è proprio una sorta di introduzione a tutti questi tipi di affetti
che verranno poi presentati».
Tito che comanda, Tito che vuole sposare prima Berenice poi Servilia
poi Vitellia, Tito che perdona...
«Ci sarebbe molto da raccontare sul Tito personaggio storico che
regnò solo due anni, che prima di passare alla storia come imperatore
magnanimo fece stragi di ebrei a Gerusalemme… Trovo che il finale
ci dica moltissimo su questo personaggio: tutti inneggiano a lui, lui
ha perdonato eppure è rimasto solo, tutti lo hanno deluso; nella
musica del finale sento un'autocritica, come se Tito, parlando alla
sua coscienza, si chiedesse in che misura dipenda da se stesso la condizione
di solitudine in cui si ritrova: ciò lo rende estremamente umano».
Al Regio torna a lavorare con il regista Graham Vick.
«Sì, dopo Simon Boccanegra, con il quale inaugurammo
la stagione del Regio 2003-2004, torniamo a lavorare insieme e non vedo
l'ora di cominciare a provare con lui, per vederlo lavorare sul testo
e sui cantanti in quest'opera nella quale ci sono rapporti intricati e
intriganti».