Lanciando
un primo sguardo alla distribuzione dei ruoli nella Clemenza di Tito,
salta subito agli occhi la presenza di un nutrito gruppo di cantanti italiani.
Oggi non è una novità ma, senza tornare ai tempi neppure
troppo lontani, quando il teatro di Wolfgang Amadeus Mozart sembrava destinato
a essere appannaggio di voci d'altri paesi, è interessante notare
come alcune di queste nostre voci abbiano costruito la loro carriera tenendo
come stella polare la vocalità mozartiana, dove il canto sul fiato
ha un'importanza pari se non maggiore all'emissione di petto, facendo
rifiorire uno stile italiano caratterizzato dalla vocalità elastica,
timbrata ed espressiva.
In
questo senso Giuseppe Filianoti, oramai una stella del firmamento internazionale,
ospite già confermato fino al 2010 delle stagioni del Metropolitan,
a partire dai suoi esordi si è dedicato al repertorio belcantistico
tanto di Rossini e Donizetti quanto di Mozart. Anche se recentemente ha
ampliato il suo repertorio alla musica di Stravinskij, ma significativamente
a The Rake's Progress, la sua vocalità resta coincidente con le
partiture del salisburghese: non a caso entrambi i ruoli di Don Ottavio,
Don Giovanni e di Tito erano stati scritti per Antonio Baglioni, tenore
dalla voce omogenea in tutti i registri, dalla perfetta coloratura e dal
timbro bellissimo. Qualità che complessivamente si possono trovare
nel tenore calabrese, dal quale è lecito aspettarsi il giusto rilievo
a un personaggio troppo spesso reso in modo pallido e sbiadito.
Quanto
poi a Carmela Remigio, la sua relazione con la vocalità di Mozart
è all'origine del grande successo sin da quando, giovanissima,
debuttò nella non facile parte di donna Anna, in quel Don Giovanni
realizzato da Claudio Abbado a Ferrara nel 1997. E da allora il soprano
pescarese si è imposto per la capacità di fondere in maniera
molto personale il rigore stilistico con la calda partecipazione espressiva,
affermandosi nell'Idomeneo, nel Così fan tutte, nella Zauberflöte
e nel ruolo della Contessa nelle Nozze di Figaro. Pur avendo recentemente
interpretato titoli di Verdi come Otello, Simon Boccanegra, La traviata
e perfino Tosca di Puccini, Carmela Remigio non ha abbandonato Mozart,
e ora a Torino approda al ruolo di Vitellia, temibile poiché scritto
in un'estensione anfibia tra soprano e mezzosoprano - quest'ultimo registro,
in particolare, emerge nel rondò «Non più di fiori,
vaghe catene» -, senza contare la forte caratterizzazione drammatica
necessaria al personaggio.
A
prescindere dall'enorme repertorio che ha già affrontato, da Monteverdi
fino a Massenet, da molti anni Monica Bacelli è una delle più
apprezzate interpreti di Sesto, l'ultimo ruolo scritto da Mozart per un
castrato: ecco dunque le difficoltà di questa parte che richiede
una tecnica di coloratura senza smagliature, la padronanza di tutti i
registri, compresa una disinvoltura nel registro acuto non comune per
il mezzosoprano, e qualità d'interprete capace di restituire la
trepida commozione di un personaggio combattuto tra il suo amore e la
lealtà all'amico imperatore che è costretto a tradire.
Proprio al Regio il pubblico torinese ha avuto modo di conoscere e di
apprezzare le qualità di Rachel Harnisch, la freschezza del suo
timbro e la dolcezza dell'espressione in Pamina, lo scorso anno,
parte già prima sostenuta con Claudio Abbado. Ora la Harnisch mette
a disposizione queste sue qualità per la parte di Servilia, vocalmente
la vera antagonista di Vitellia.
Completano il cast due cantanti giovani e di belle promesse, Simón
Orfila e Daniela Pini: lui si segnala come uno dei baritoni emergenti
della sua generazione e ha già cantato sir Giorgio nei Puritani
(Liceu di Barcellona), Alidoro nella Cenerentola (Carlo Felice di Genova)
e il ruolo titolare nel Don Giovanni (San Carlo di Napoli). Lei si è
invece segnalata l'estate scorsa nelle Nozze di Figaro, con la regia
di Lina Wertmüller, nel ruolo di Cherubino. (l.d.f.)