di Roberta Cortese
Con
tutte le Cenerentole che nei secoli sono passate di genere in genere,
dal racconto al cartone animato, alla trasposizione moderna nei vari film,
il riferimento più autorevole resta comunque la Cendrillon di Perrault,
a cui si ispira anche Ferretti, librettista di Rossini. Ma con una novità
sostanziale: l'abolizione totale della magia. Niente fata madrina, niente
zucca o cetriolo per carrozza e niente topi per cavalli.
Nella versione classica rossiniana la fata, poi, è un saggio maestro,
ruolo che in questa versione per un pubblico più giovane sarà
affidato a tre giovanissimi. Saranno proprio loro, riconosciuta la bontà
di Cenerentola e apprezzatone il valore, a trasformare gli eventi al meglio,
e saranno ancora loro a creare il tramite più forte tra palco e
platea, così da rendere il giovane pubblico in sala co-artefice
della felicità di Angelina, la cui bontà diventa la nuova
magia che si diffonde nella vicenda.
E a proposito di tramiti: come avvicinare un pubblico così giovane
a un'opera del 1800? Innanzi tutto con la magia dei libri (in questo caso,
ovvio, di favole), il medium più adatto a liberare la fantasia
di chi ne usufruisce. La scena, allora, diventa una sorta di enorme biblioteca,
dove i personaggi delle favole escono direttamente - e a volte fisicamente!
- dalle pagine dei libri, che si aprono a creare gli ambienti e a stupire
con i loro effetti tridimensionali. E se i libri sono di carta, anche
la carta diventa tramite con cui il pubblico delle scuole è invitato
a realizzare i vari accessori da utilizzare in recita, per partecipare
alla vicenda anche con piena integrazione allo stile della messinscena.
Magia del cuore, magia dei libri: altri due tramiti per arrivare ad abbracciare
l'altra grande magia: quella della musica di Rossini.