«Oh nipote, sospiriam come lei!...» e subito una svenevole fioritura discendente. Uno dei momenti più esilaranti e geniali dell'opera buffa italiana. Tre persone diverse - un soldato, una marchesa e una giovane fanciulla - che gemono contemporaneamente, attaccando perfettamente a tempo, riducendo a consuetudine sociale l'espressione umana più intima e personale: il sospiro amoroso. I vertiginosi e insensati vocalizzi che seguono, sotto le inflessibili direttive della marchesa - «troppo brillante», «più dolce, più dolce» -, non sortirebbero lo stesso ridicolo effetto senza quel surreale sospiro collettivo. Eppure, la famosissima "scena della lezione", nella Figlia del reggimento di Donizetti, non è certo la prima, e neanche l'ultima, delle caricature scolastiche. La spensierata giovinezza che si fa beffe della tradizione, e quindi delle regole e, in ultima analisi, del potere: il debole che si burla del forte, o di chi si ritiene tale.
Il bersaglio preferito di queste scene è sempre il virtuosismo
vocale del Settecento, con il suo sapore freddo e aristocratico. Il celebre
castrato Gaetano Majorano, in arte Caffariello, viene preso a modello
dalla marchesa dell'opera di Donizetti ma anche dal grasso e noioso
Don Bartolo del Barbiere di Rossini.
Matteo Peirone, dopo aver esplorato nel 2007 il topos del rapporto medico-paziente,
presenta ora una straordinaria galleria dei più divertenti quadretti
scolastici dell'opera italiana, spaziando dalla Dirindina di Alessandro
Scarlatti all'Aio nell'imbarazzo del già citato Donizetti,
che presta anche il titolo allo spettacolo. «Mi traduca dal volgare
questo breve latinuccio: nasco solo per studiare». «Ad amandum
nascor», traduce erroneamente il romantico fanciullo, forse ancor
più ridicolo e meno rivoluzionario del noioso precettore. (a.t.)