Nessuno
riuscì mai a spiegare perché quell'F-31 in fase di
decollo avesse perso inspiegabilmente quota, andando a schiantarsi contro
un Ford tranquillamente in attesa con i motori accesi. Eppure, quella
sera del 24 giugno 1935, nell'aeroporto colombiano di Medellín,
nacque il mito di Carlos Gardel, il più acclamato cantante di tango
dell'America Latina. La leggenda lo vuole reincarnato in un mendicante
storpio, oppure rifugiato nelle foreste colombiane, ma quel che più
conta è che, sotto le spoglie di una medaglietta appesa allo specchietto
di un tassista o di un quadro in una bottega di barbiere, sia diventato
un ricordo malinconico, fatto della stessa materia della sua musica. Perché
il tango «è un pensiero triste che si fa danza...»
e nient'altro.
Fonti abbastanza sicure ci raccontano di un Che Guevara seduto di sera
nella sua tenda che, con voce stonata e sgraziata, borbotta i "tangos"
della sua infanzia, ma non risulta che alcun tanghero l'abbia mai
ripagato con inni rivoluzionari o canzoni di speranza. Nel mondo di povertà
e fango evocato dal bandoneón - caratteristica fisarmonica
argentina, chiamata dai pionieri semplicemente mantice - le giovani
prostitute non incontrano principi e gli assassini spietati non trovano
redenzione. Rimangono la dignità e la bellezza dei movimenti del
danzatore e della voce del violino a dare nobiltà ai ricordi struggenti
dei rissosi compadri dai capelli unti.
Dal 1992 l'Hyperion Ensemble, fondato e diretto da Bruno Fiorentini,
allestisce concerti e spettacoli teatrali che ricostruiscono e diffondono
il repertorio tanghistico, ospitando cantanti e suonatori di bandoneón
da tutto il mondo, fra cui José Luis Betancor. Nello spettacolo
Livin' Tango il gruppo rinuncia alla presenza di ballerini, affidandosi
esclusivamente alla musica, per evocare quel mondo di nostalgia senza
speranza di ritorno.