intervista
di Andrea Malvano
Qualche
anno fa aveva l'aria di un bambino curioso, tutto occhi per ciò
che gli succedeva attorno. Oggi sembra un ragazzo maturo, un artista che
ragiona con calma del suo futuro. Gabriele Carcano è nato a Torino
nel 1985, ha studiato nel Conservatorio della sua città, poi si
è perfezionato con alcuni nomi illustri del pianismo internazionale:
prima all'Accademia di Musica di Pinerolo con Andrea Lucchesini,
poi a Parigi con Aldo Ciccolini e Nicholas Angelich, grazie a una borsa
di studio della De Sono. Ha già ricevuto inviti importanti dal
Teatro Regio di Torino, dall'Accademia Filarmonica di Verona, da
MITO SettembreMusica e dall'Unione Musicale. Recentemente è
stato in tournée con l'Orchestra da Camera di Mantova.
«Il Conservatorio di Parigi è molto diverso da quello di
Torino - esordisce Carcano -, il livello è molto alto:
più competizione, meno condivisione. Ma soprattutto c'è
una forte attenzione al problema dell'inserimento nel mondo professionale.
Tutto è molto più simile alla vita che si muove al di fuori
della scuola: molti gli stranieri, pochi gli italiani. E poi tutti riservano
una grande attenzione alla musica contemporanea, che è molto frequentata
e sistematicamente inserita nei programmi ministeriali. Non è raro
partecipare a incontri con compositori di fama internazionale».
Come è andato l'incontro con Ciccolini?
«L'ho conosciuto a una masterclass poco prima di diplomarmi.
Allora stavo pensando a cosa fare dopo il diploma. Poi, quando ho cominciato
a studiare con lui, ho trovato un uomo di una generosità straordinaria:
una grande umanità, un'esperienza invidiabile. Ciccolini
mi ha dato l'opportunità di conoscere da vicino la Parigi
di qualche anno fa: un passato illustre che altrimenti mi sembrerebbe
lontanissimo».
E con Lucchesini?
«È stato proprio Ciccolini a indirizzarmi verso Lucchesini.
E anche a Pinerolo il ciclo di studi è stato estremamente importante
per la mia formazione: Lucchesini è un insegnante concertista;
è un maestro che vive il mestiere sulla sua pelle; i suoi consigli
sono stati preziosi».
Che significato ha la De Sono per la sua formazione?
«Lo stesso che ha per tutti i borsisti: ci sentiamo tutti adottati.
Loro ci seguono con attenzione, sostenendoci concretamente in ogni passaggio
della nostra formazione. La De Sono mi ha aiutato ad ambientarmi a Parigi,
a trovare le condizioni ideali per studiare. La signora Camerana mi ha
addirittura trovato un pianoforte su cui lavorare all'ambasciata
italiana».
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Vorrei rimanere a Parigi ancora qualche anno. Mi piacerebbe fare
le cose con calma, senza farmi prendere da quel vortice che spesso ti
investe nel mondo del concertismo. Quello che mi interessa è crescere
musicalmente, e garantire sempre un ritmo sano al mio lavoro. A Parigi
studio molto, ma ho anche l'opportunità di beneficiare di
un'offerta culturale altissima: mostre, musei, tutto qui è
sempre molto dinamico. Forse non è più lo stesso ambiente
artistico dell'inizio del Novecento, ma è ancora un punto
di riferimento culturale per tutta l'Europa. Per un giovane è
un ambiente estremamente stimolante».
Per ora ha un repertorio molto ampio...
«Comincio ad avere le mie preferenze, ma alla mia età fossilizzarmi
su un repertorio circoscritto sarebbe prematuro. Sono anche molto interessato
alla musica contemporanea. Qui a Parigi, la patria dell'Ircam, è
impossibile evitare il confronto con la musica di oggi. Anche per questo
la mia cultura musicale si sta arricchendo moltissimo».