Perché
- mi chiede un ascoltatore - se vado a un concerto
per sentire la Pastorale di Beethoven sono sicuro che me la suoneranno
così come è scritta sulla partitura mentre se vado a sentire/vedere
Il flauto magico o Macbeth devo temere che interventi musicali (sui recitativi,
ad esempio) o registici (su tutto lo spettacolo) stravolgano la volontà
dell'autore? Dov'è - mi domanda - l'etica
degli interpreti che si dedicano all'opera?
Mi vengono in mente due risposte. Una è che il teatro, per come
lo conosco, è un luogo nel quale ci si sporca le mani, ci si mette
in gioco completamente, e dunque sembra lecito lavorare a uno spettacolo
(che è cosa diversa da una "esecuzione") con tutte
le armi a disposizione, comprese quelle che l'evoluzione della scenotecnica
regala. L'altra è che anche la musica strumentale è
stata ripensata o "aggiornata" più volte: si pensi
a Mahler o a Stokowski che riorchestravano Schumann e Beethoven (Mahler
tagliò anche qualche battuta dallo Scherzo della Nona) o a Karajan
che eseguiva le Stagioni con la gigantesca orchestra dei Berliner: anche
loro tradivano le partiture, e in modo prepotente.
E poi non credo che ai compositori del passato sarebbero dispiaciute le
letture ardite o certe riscritture del loro lavoro: mutatis mutandis,
nel mio piccolo mi sono divertito molto quando un dj ha realizzato dei
remix di miei serissimi lavori destinati alla sala da concerto; e non
vedo l'ora che esca il disco che un trio di jazzisti sta registrando
rileggendo (e stravolgendo) altre mie partiture.
Dunque - spero che il mio lettore mi perdonerà - in
fondo penso che abbiano ragione gli artisti che allestiscono opere e che
a sbagliare siano gli interpreti della musica da concerto; e credo che
anche lì oggi, in epoca di filologia diffusa e battagliera, non
sarebbe male lasciarsi sorprendere da declinazioni diverse del passato.
Io una Pastorale con qualche sax e un basso elettrico ogni tanto la ascolterei
volentieri. E non perché mi interessi ritrovare in sala da concerto
Rondò Veneziano (Dio me ne scampi) o Pavarotti&Friends (per
carità), ma perché fingere che tutto sia rimasto immutato
quando invece tutto è cambiato non mi sembra una gran prospettiva.
Anche Beethoven faceva spettacolo, stupiva, permetteva al pubblico di
godere del nuovo;
e se oggi un direttore di genio ci può dare un pò di brivido
correggendo il sound delle partiture storiche, magari soltanto per qualche
battuta, per sperimentare, per metterle alla prova, non mi sembrerebbe
un gran male. Anzi. Tanto poi esistono i dischi, le partiture originali,
pletore di preparatissimi filologi e di eccellenti studiosi pronti a rimettere
le cose a posto. E noi, nel frattempo,
ci saremmo lasciati sorprendere.
Che cosa ne pensate?