di Anna Parvopassu
Amare l’arte e sviluppare il gusto del bello, solleticando il piacere dei sensi, visivi, uditivi o tattili che siano. A Torino si può, da secoli. Ed è sinonimo di passione e dedizione, di grandi talenti, di tradizioni artistiche che si rinnovano di generazione in generazione.
A testimoniarlo, ancora una volta, c’è un evento di largo respiro: il Premio nazionale delle arti – promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca, con la Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica – di cui il Conservatorio «Giuseppe Verdi» ha guadagnato la candidatura per la quinta edizione 2008, per ospitare tra le sue mura la sezione “interpretazione musicale - strumenti ad arco”.
A Torino il concorso si svolgerà nelle due giornate di mercoledì 5 e giovedì 6 marzo, con esecutori di ogni età e nazionalità regolarmente iscritti nei Conservatori o negli Istituti Musicali legalmente riconosciuti in Italia, suddivisi nelle due categorie sopra e sotto i sedici anni (sezione speciale, quest’ultima, dedicata ai “giovani talenti”). La prova finale, la sera di venerdì 7, vedrà sfidarsi i migliori tre dei due settori e aprirà poi le porte per i vincitori alla premiazione conclusiva, prevista a Roma con le autorità ministeriali.
Perché proprio Torino? Perché la storica istituzione di piazza Bodoni? Le ragioni possono essere molteplici, ma ne evidenziamo almeno tre. La prima è da ricercarsi nell’antica scuola violinistica torinese, assai florida e di qualità, che ha tra i suoi fondatori Giovanni Battista Somis, uno dei maggiori allievi del grande Corelli. A questi poi si sono legati, di maestro in discepolo – come lungo un ideale fil rouge che dal Barocco arriva fino al Novecento – interpreti di rilievo come Gaetano Pugnani, Giovanni Battista Viotti, Teresina Tua.
Il secondo aspetto, complementare e parallelo al primo, è l’impronta che la scuola di liuteria torinese ha trasmesso dalla nostra città e dai suoi dintorni, a partire dalla metà del Seicento: tra i grandi eredi di questa tradizione spiccano costruttori del calibro di Guadagnini, Pressenda, Rocca, Oddone, Farotti, Morano; nomi che hanno contribuito a fare la storia, riecheggiando fino a oggi.
Terzo motivo d’orgoglio e riconosciuto prestigio per il Conservatorio è certamente anche la Galleria degli Strumenti, inaugurata nel 2006. Unica realtà museale presente in Piemonte sul tema specifico, annovera più di cento strumenti appartenenti all’istituto e ventisei pezzi provenienti dal Museo Civico di Arte Antica Palazzo Madama, veri e propri cimeli che Torino ha saputo nel tempo conservare e riportare alla luce: antichi violini, esemplari firmati da grandi nomi della liuteria piemontese e d’autore, strumenti a fiato, campanelli armonici. Vale la pena citare qui alcuni pezzi di spicco: il prezioso Stradivari “Mond” del 1709 e il violino Amati 1667, donati al Conservatorio da Teresina Tua, un violoncello Testore pressoché nel suo stato originale (1713), una spinetta ottavina del primo cembalaro torinese di cui si abbia notizia, Abel Adam (datato 1698), sei trombe dell’Aida costruite da Ferdinando Roth e acquistate probabilmente per un’esecuzione nella stagione lirica 1874-75, e molti altri ancora. Ai migliori concorsisti del Premio nazionale delle arti sarà concesso il privilegio di utilizzare alcuni di questi strumenti per l’esibizione finale, portando alla ribalta non solo l’immagine del Conservatorio ma anche l’intero sistema artistico locale, gettando un ponte tra passato e presente della città. E garantendo a queste rarità di respirare di vita propria, non solo di vetrine e di musei: per solleticare il piacere della vista, del tatto e, più di ogni altra cosa, dell’udito.