di Andrea Malvano
Da quelle parti a dominare è la natura. Puoi costruire tutti gli aeroporti e le industrie pesanti che vuoi, ma ciò che sta attorno continuerà a emergere. Quella vegetazione è abituata da sempre a regnare sull’uomo, a farsi beffa di ogni intervento dissacratore. Incorniciata da coste frastagliate, la Finlandia vive la sua modernità, senza perdere mai di vista il rispetto della natura. La cultura affonda le sue radici nella grande stagione mitica del Kalevala, canti e leggende popolari a cui attinse anche il padre dei compositori finlandesi: Sibelius. Da lui discende una stirpe di musicisti che ancora oggi continuano a popolare il mondo musicale. Basti pensare alla compositrice Kaija Saariaho, alla lunga dinastia dei Rautavaara, al direttore d’orchestra Esa-Pekka Salonen: la Finlandia, con la sua solita discrezione, continua a fornire pedine decisive alla scacchiera musicale contemporanea. Senza trascurare il fatto che uno stato, che ha la metà degli abitanti della città di Parigi, si distingua per avere una delle più grandi scuole musicali d’Europa, l’Accademia «Sibelius»: 1700 studenti per 300 docenti.
Olli Mustonen viene da lì, da un paese in cui la musica è un principio fondante della cultura, proprio come se dovesse riflettere l’abbagliante bellezza del mondo naturale. Non ha niente in comune con quei juke-box da tastiera che popolano i palcoscenici di tutto il mondo. La sua arte guarda ben oltre il pianoforte: compositore affermato, è stato direttore artistico del Korsholm Music Festival e del Turku Music Festival, è stato co-fondatore della Helsinki Festival Orchestra e, dal 2003, è direttore stabile della Tapiola Sinfonietta. Dietro quella faccia da studentello di college nasconde un temperamento irruente, che aggredisce la musica di Bach o di Prokof’ev con una precisione chirurgica. Nelle tessiture contrappuntistiche si trova perfettamente a suo agio: in particolare predilige quelle composizioni in cui la polifonia si unisce al dramma espressivo (non a caso il programma che propone per l’Unione Musicale si conclude con la drammatica fuga della Sonata
op. 106 di Beethoven). Al pianoforte ragiona con la profondità di un compositore, di un musicista che ha smontato e rimontato con pazienza tutti i pezzi delle opere che esegue. Forse è proprio in questo che si colgono le sue radici culturali: quell’inclinazione all’approfondimento meticoloso che contraddistingue spesso gli intellettuali del Nord. In Finlandia il tempo continua a essere scandito dal sole: quando la luce viene a mancare bisogna saper attendere il giorno successivo per completare la propria occupazione. Non c’è terreno più fertile per la nascita di artisti in grado di trovare una mediazione tra ragione e sentimento. E Mustonen emoziona proprio con la sua paziente riflessione sull’arte.