Essere enfant prodige non è affatto facile. All’inizio tutto fila liscio: il pubblico si entusiasma per cose che al bambino riescono assolutamente naturali. Poi passa il tempo e improvvisamente il fatto di sapere suonare non è più sufficiente per incantare le platee. E così, proprio sul più bello, bisogna ricominciare tutto da capo. Andrea Bacchetti ce l’ha fatta: a dieci anni suonava già con i Solisti Veneti diretti da Claudio Scimone; oggi, trentenne, continua a stupire per la sua straordinaria musicalità. Certo, l’ambiente in cui ha cominciato a respirare arte non poteva che essere costruttivo: portava ancora i pantaloni corti quando discuteva di musica con Karajan, Magaloff e Berio. Ma, con il tempo, Bacchetti è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nel mondo dei grandi; oggi non è più un enfant prodige, ma un pianista dal suono cristallino, che entusiasma per le sue limpide interpretazioni del repertorio settecentesco e per il suo maturo interesse per la musica contemporanea. (a.m.)