marzo 2008

teatro regio


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Le canzoni dell’E.I.A.R.
Tra Pippo Barzizza e Gorni Kramer

di Fabrizio Festa

Radio L’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (E.I.A.R.) nasce nel 1928. La radio è già il potente strumento di diffusione musicale (e non solo) che tuttora conosciamo. L’industria discografica è ormai una realtà che proprio sul finire degli anni Venti del secolo scorso incrocia le sue armi, in una lotta che presto si trasformerà in alleanza col mezzo radiofonico. In questo contesto trova terreno fertilissimo la canzone italiana, un fenomeno musicalmente e sociologicamente davvero rilevante, dagli esiti straordinari (nonostante un ingiustificato complesso d’inferiorità), che nulla hanno da invidiare alla coeva canzone americana.
La canzone italiana nello stile e nei modi che vengono elaborati all’inizio del Novecento – e le cui ramificazioni, attraverso i Buscaglione e i Carosone, giungono fino ai nostri Paolo Conte, Mario Venturi, Sergio Cammariere – è, in primo luogo, canzone d’autore. Da Bixio a Kramer, da D’Anzi a Trovajoli, siamo di fronte a veri e propri artisti della melodia, pronti a recepire quanto di nuovo giunge da qualsiasi parte del mondo (e in particolare dall’altra sponda, Nord e Sud, dell’Oceano), integrandolo però in una sintassi che non perde la sua autonomia. Attorno a loro vive e fruttifica ancora il teatro d’opera, a cui si guarda col dovuto rispetto, ma senza timori reverenziali.
Vivacissima nella sua diversificazione territoriale è la tradizione musicale popolare, una tradizione nella quale spicca per qualità e produttività quella partenopea. L’intreccio è fitto: l’opera delle bande, ad esempio, meritoria e capillare, aveva sparso i semi della lirica in tutta la penisola (e soprattutto nel Meridione). Da qui un nuovo innesto tra melodia popolare e melodia operistica, che poi tornerà a influenzare gli autori di romanze (a cominciare da Tosti) e di canzoni (primi fra tutti proprio i napoletani), in un continuo travaso creativo d’esperienze, alle quali si aggiunge il fattore emigrazione.
Si arriva così agli anni Trenta, quelli nei quali furoreggia il jazz italico, e su tutti domina la straordinaria personalità di Gorni Kramer. Si tratta di una musica fluida e affascinante, che mescola, in barba ai divieti fascisti, melodia popolare e swing, testi di sagace ironia (nella maggior parte dei casi decisamente più brillanti di quelli scritti dai songwriters americani) con intuizioni armoniche innovative e modernissime. Il tutto affidato a una vocalità potente e trascinante, che può contare su interpreti eccellenti come Alberto Rabagliati e Natalino Otto. Loro, in America, ci sono stati per davvero, apprendendo in loco lo swing e lo scat che combinano poi con lo stile vocale italiano. Al ritorno in patria gli incontri fatali: quelli con Pippo Barzizza, con Giovanni D’Anzi, tra i tanti. Incontri che spesso conducono alle stanze dell’E.I.A.R., dalle quali, come racconta lo stesso Kramer, questi artisti entrano ed escono a seconda degli umori del censore, ma forti del favore del pubblico. Ed è proprio dalla collaborazione tra Tata Giacobetti, uno dei quattro del Cetra (ensemble vocale che ha fatto la storia della musica), e Gorni Kramer che nasce nel 1936 la canzone simbolo di quell’epoca, Crapa pelada, che dietro la filastrocca in meneghino nascondeva lo sberleffo a Mussolini a base di sano jazz.




domenica 16 marzo
Piccolo Regio Puccini
ore 11
Concerti Aperitivo
Le canzoni dell’E.I.A.R.
Gruppo da camera
del Teatro Regio

Musiche di D’Anzi,
Cardillo, Lama, Bixio, Mario, Consiglio, Kramer, Grever,
Frustaci-Macario, Savona, Cioffi, Miller
Al termine del concerto verrà offerto un aperitivo