di Elisa Guzzo Vaccarino
«Non ho modificato il mio sguardo su Pinocchio e mi fa piacere che continui felicemente la sua vita in scena, nella mia lettura coreografica» dice Fabrizio Monteverde, l’autore con il talento più spiccatamente teatrale della generazione che negli anni Ottanta fu definita della “nuova danza italiana”.
Chi è Pinocchio, il burattino-bambino di Carlo Collodi, per Monteverde, forte di tanti titoli legati alla letteratura, La boule de neige da Les enfants terribles di Cocteau, Giulietta e Romeo, Otello e La tempesta da Shakespeare, senza dimenticare il fortunato Fantasma di Canterville da Oscar Wilde per il Teatro Regio di Torino? Risale al 1991, per il Balletto di Toscana, il suo incontro danzante con il monello di legno e le cose e le persone che lo faranno diventare un ragazzo: Geppetto, la Fata dai capelli turchini, il Grillo-parlante, consiglieri positivi, il Gatto e la Volpe e Lucignolo, complici nel malaffare, attraversando tante avventure, come «un novello Ulisse che vaga in un tempo non definito e in mondi sempre diversi, che gli si aprono davanti» spiega Monteverde, immaginando Pinocchio come un esploratore combattuto tra il bene e il suo contrario, in un “gioco di regole infrante” che dovrà condurlo a maturare vivendo paure, desideri e inganni da psicanalisi.
La musica che accompagna l’azione è un collage di brani di Mozart, Beethoven, Schubert, Offenbach e di ritmi tradizionali africani, mentre i costumi fantasiosi sono di Laura Viglione e l’impaginazione visiva è di Paolo Calafiore, che ha disegnato tante porte che introducono alle varie fasi della scoperta del mondo e di sé del fanciullo disobbediente, spaventato dal crudele Mangiafuoco, tradito dai furbi compari che lo derubano e catturato dai Carabinieri, in un susseguirsi di episodi emozionanti che si sviluppano tra il Paese di Acchiappa-Citrulli, l’Isola delle Api Industriose e il Paese dei Balocchi.
Poiché tutti questi personaggi si prestano a una lettura allegorica, non importa se siano maschi o femmine: «Il Grillo parlante – spiega Monteverde – è il simbolo della saggezza che deriva dall’esperienza e dall’età. Così ho deciso di rappresentarlo come una vecchia signora. In quanto alla Fata e alle sue rampogne amorevoli, secondo me oggi non può che essere rappresentata da una suora. Insomma, vorrei mostrare la storia di Pinocchio come un percorso che va dalla nascita alla morte, con in mezzo tutto quello che dovrebbe condurci a diventare Persone». Il passaggio cruciale dell’adolescenza, con le trasgressioni e i sogni che comporta, è sempre stato un tema favorito della poetica di Fabrizio Monteverde, a partire dal titolo che lo ha rivelato, Bagni acerbi (1985), fino ai cadetti e alle fanciulle in fiore di Era eterna (1988): Pinocchio è “peccatore” perché vuole mordere la vita, aggirando gli ammonimenti del padre e della Fata, e subendo anche le punizioni e le sofferenze che sono il prezzo per questa sua “indisciplina”. Le mille trappole sul suo cammino di crescita simboleggiano tutti i contrasti che ogni adulto ha vissuto per farsi tale.
Pinocchio è una delle più belle storie mai raccontate e affascina i bambini del globo intero dalla fine dell’Ottocento a oggi al cinema, in musical, in teatro, da Hollywood ai villaggi africani. Se il Pinocchio che va in scena ora al Piccolo Regio, riprendendo lo spettacolo nato dieci anni fa, delizia il pubblico delle scuole, Monteverde aveva già incantato le platee con la creatura di Collodi appunto nel 1991, con l’idea di un passaggio iniziatico attraverso i Sette peccati capitali, firmando quasi un Tanzspiel al modo di Brecht-Weill, e già ha sedotto gli spettatori, grandi e piccoli, di Roma allestendolo per gli allievi della Scuola dell’Opera nel 2001, con riprese l’anno dopo e ancora nell’attuale stagione 2007-2008. Segno che si tratta di una trama e di una
storia che gli stanno a cuore e che non si stanca di indagare, salutato da un successo immancabile: Pinocchio, per lui, «viaggia verso il cambiamento tanto desiderato, non senza le naturali tentazioni e la sana curiosità di ogni bambino. Come sempre il gioco finirà, il cambiamento avverrà quasi senza accorgercene e da quel momento il Pinocchio bambino inizierà il suo nuovo percorso di vita».
mercoledì 5 marzo
giovedì 6 marzo
venerdì 7 marzo
martedì 11 marzo
mercoledì 12 marzo
giovedì 13 marzo
venerdì 14 marzo
ore 10.30
La Scuola all’Opera
venerdì 7 marzo
ore 21
Piccolo Regio Laboratorio
Piccolo Regio Puccini
Pinocchio, o Il gioco delle regole infrante
Balletto in due tempi liberamente tratto dal romanzo di Carlo Collodi
con Emanuele Burrafato Fabrizio Monteverde coreografia
Paolo Calafiore progetto scenico, immagini, strutture
Laura Viglione costumi
Allestimento
Teatro Regio Torino