di Oreste Bossini
Un gruppo di ricercatori degli Swiss Federal Laboratories for Materials Testing ha stabilito che Antonio Stradivari usava per costruire i violini un legno di abete rosso della Norvegia cresciuto durante il cosiddetto Maunder Minimum. In questo periodo, compreso tra il 1645 e il 1715, le macchie solari diminuirono in maniera drastica. Nell’Ottocento l’astronomo Edward Maunder calcolò, sulla base delle cronache astronomiche, 50 macchie solari al posto delle abituali 40.000/50.000. Questa fase coincise con il culmine della piccola era glaciale che ha coinvolto l’Europa e l’America del Nord, provocando inverni particolarmente rigidi.
In sostanza, secondo gli scienziati svizzeri, il freddo ha reso il legno degli Stradivari particolarmente risonante. Sarebbe interessante conoscere a questo proposito il parere di Sergej Krylov, un musicista che conosce bene sia i violini di Stradivari, sia il freddo degli inverni di Mosca, la città dove è nato nel 1970 e dove ha cominciato gli studi musicali. Il padre, Alexej, era un buon liutaio. Sergej è cresciuto in mezzo a tavole d’abete da scavare con la sgorbia, odori di resine, sagome di strumenti in costruzione appese ad asciugare. Un pizzico di passione per il mondo della liuteria deve averlo conservato anche da grande, avendo scelto di stabilirsi a Cremona, dove vive da molti anni con la madre. La città ha bene accolto questo ragazzone russo dalle dita veloci come proiettili, ormai perfettamente integrato nell’ambiente italiano. Krylov è diventato addirittura socio onorario del Lions Club di Vescovato, in provincia di Cremona. Insieme hanno varato un progetto per raccogliere fondi a favore del Programma Alimentare Mondiale. A Natale verrà pubblicato un disco con i Capricci di Paganini registrati da Krylov con il famoso Stradivari 1715, messo a disposizione dal Comune di Cremona. Un gesto di pura solidarietà, una maniera per dire «adesso questa è casa mia».
Mosca è un ricordo lontano e probabilmente non del tutto piacevole, benché i musicisti russi sentano spesso dentro di loro un’impercettibile vena di nostalgia per la loro terra. Il freddo degli inverni della sua infanzia aveva temprato anche il legno d’abete rosso che il padre Alexej ha lavorato con orgoglio e con passione, costruendo per il figlio uno strumento speciale. La nostalgia di Krylov forse ha trovato in quel violino la nicchia dove stare.