Intervista
di Raffaele Mellace
L'ipoteca del centenario pucciniano ha incoraggiato artisti e istituzioni a percorrere sentieri alternativi per spegnere le candeline al Lucchese, al di là della ritualità più prevedibile. Ecco dunque che l'Unione Musicale ospita Puccini senza parole, un progetto complesso, che giunge a Torino in un formato a tre ante: Turandot Irreversible, Incenso e Fango, fantasia di temi da Tosca e Reminiscenze de “La bohème”. Ne abbiamo discusso con l'autore e interprete principale, il pianista e compositore bresciano Alessandro Lucchetti, che sarà in scena insieme all'Ensemble ‘900 e Oltre (con il quale ha già proposto, al Teatro alla Scala e in tournée in America Latina, un altro suo programma: Made in Italy – La canzone italiana anni 1910-1950).
Sei “fantasie” dedicate ad altrettanti lavori drammatici di Puccini (o a piccoli gruppi di titoli). Qual è il significato dell'operazione, che sembra affondare consapevolmente le radici nelle parafrasi ottocentesche?
«L'idea è propriamente quella di proseguire l'opera di Liszt (che Puccini sfortunatamente non ebbe molto di ascoltare!), le cui reminiscenze e parafrasi da concerto fungono da modello per i miei lavori. Si tratta però di un'operazione più moderna, ambivalente: da un lato la cifra che mi sono imposto è l'assoluta fedeltà alla scrittura di Puccini, tanto all'invenzione melodica quanto alla fisionomia armonica, sicché il pubblico potrà rinvenire, ad esempio nelle tre fantasie eseguite a Torino, i motivi pucciniani che rendono care Turandot, Tosca e La bohème. D'altra parte però questo materiale viene organizzato in termini personali – un'indicazione in tal senso è già rinvenibile nei titoli di molte fantasie – al punto da creare una sorta di "criptodrammaturgia" sotterranea attraverso la quale la musica delle diverse opere viene rimontata secondo un'interpretazione originale della vicenda scenica. Mantenendo la fedeltà al testo musicale di base ne vengono così esacerbati alcuni aspetti e lasciati in ombra degli altri, secondo l'intenzione espressa dal titolo di ciascuna fantasia».
Poiché l'operazione dipenderà strettamente dalla singola opera, ci fa qualche esempio fra quelli in programma a Torino?
«I tre titoli celeberrimi del concerto torinese sono affrontati con altrettanti atteggiamenti diversi. Turandot Irreversible propone una sorta di capovolgimento dell'opera, la cui musica s'ascolta à rebours, dietro la sollecitazione dell'incompiutezza dell'opera, partendo dall'attrazione per quel finale mancante, la cui assenza parrebbe, più che accidentale, scritta nel destino. Nelle Reminiscenze de "La bohème", invece, non v'è alcuna sovrainterpretazione: i temi si propongono persino nell'ordine di comparsa originario, a voler esaltare la suprema immediatezza di quel titolo, un inno al carattere sincronico ed effimero della giovinezza, del piacere e della musica. Incenso e Fango, fantasia di temi da Tosca, coglie invece il nucleo di un'opera che vive di contrasti accesi e insostenibili, incentrandosi sul cuore dell'opera la scena della tortura e sulla contrapposizione tra la bellezza del canto di Floria e la disarmonia delle urla di Cavaradossi torturato».