di Laura Brucalassi
Busoni, invitato a Helsinki nel 1888 per ricoprire la cattedra di pianoforte presso il Conservatorio cittadino, scriveva al padre: «Qui le condizioni musicali non corrispondono alle mie esigenze: io abbisogno di un paese dove si tratta di superare ciò che si è raggiunto di massimo, e non dove si ha ancora molto da lavorare per porsi a livello degli altri paesi». Non è un caso dunque che Sibelius e altri compagni di Conservatorio (didatti, direttori d'orchestra, musicologi) si fossero raccolti attorno alla figura catalizzatrice di Busoni, che ebbe una funzione decisiva per il loro sviluppo psicologico e artistico, sebbene specialmente con Sibelius avesse poco in comune sul piano strettamente musicale, tanto che i due non si influenzarono mai.
D'altra parte lo stesso Sibelius, rievocando gli anni del Conservatorio, ammetteva: «Andai all'Istituto per studiare la tecnica moderna, ma non mi si adattava per niente. Era naturale che non andasse, per quanto avessi fatto progressi, dal momento che non c'era concorrenza. Negli anni 1886-88 ero quasi l'unico in Finlandia a comporre».
Anche a causa dell'isolamento e della carenza di modelli locali autorevoli, Sibelius prese ben presto coscienza del suo istintivo distacco dalla contemporaneità e tanto più della sua incompatibilità con le esperienze più avanzate, con quei profondi mutamenti estetici e formali che stavano ormai rinnovando la musica. Non riuscirono a distoglierlo dalle principali direttrici della sua attività neppure i numerosi viaggi di “aggiornamento” compiuti nei maggiori centri di cultura in Europa, dai quali tornava frastornato («Qui intorno c'è brusio, la gente parla, ride, beve. E questo per un nordico come me vuol dire trovarsi in un fuoco d'artificio») e desideroso di tuffarsi nel silenzio e nella familiarità con la natura, che per lui fu il principale elemento di ispirazione.
Al mondo della natura, specialmente vegetale, popolata da presenze mitologiche o da situazioni amorose, fanno riferimento anche i soggetti prescelti per i Lieder, genere frequentato da Sibelius con costanza nel corso di tutta la vita, al quale infuse alcune peculiarità interessanti. Per esempio, a dispetto dei temi di matrice tardoromantica, il compositore non si abbandona in nessun caso a una manifestazione troppo “accalorata” dei sentimenti, ma predilige un'espressività asciutta, sia per la voce sia per l'accompagnamento, mai prevaricante, anche nelle versioni orchestrali. Un equilibrio (o un distacco, se si vuole) che nemmeno gli eventi bellici intaccano. È il caso dell'opera 72, completata tra il 1915 e il 1917, che è uno degli ultimi esemplari di un genere in estinzione: non sembra risentire della guerra in atto e riconferma lo stato di volontario isolamento del compositore. Ne risentirà la vita del Lied sibeliano, la cui produzione si concludeva in quegli anni, come se il musicista avesse compreso l'impossibilità di continuare a intonare dolci melodie per quei salotti che il conflitto stava spazzando via.
Negli stessi anni il maggiore compositore danese, Carl Nielsen, l'unico in area scandinava insieme a Sibelius a difendere il genere della sinfonia, reagiva in tutt'altro modo. Componeva infatti la Sinfonia n. 4 “L'inestinguibile” che nelle sue intenzioni rappresentava «tutto quello che sentiamo e pensiamo a proposito della vita, ovvero… tutto ciò che ha volontà di vivere e di agire». Nel titolo l'autore ha cercato di indicare con un unico concetto «quello che solo la musica ha la facoltà di esprimere compiutamente: la volontà di vivere […] che sopravviverà a qualsiasi catastrofe», prima fra tutte la crudeltà della guerra.
sabato 8 novembre
Milano
Conservatorio – Sala Verdi
17° Festival di Milano Musica
Orchestra Sinfonica
Nazionale della Rai
Christoph Poppen direttore
Tomás Cernỳ tenore
Davide Catena,
Michele Di Giacomo voci recitanti
Musiche di Szymanowski, Incardona, Nono, Berg
giovedì 20 novembre
ore 20.30 - turno rosso
venerdì 21 novembre
ore 21 - turno blu
Auditorium Rai
Arturo Toscanini
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Jukka-Pekka Saraste direttore
Jorma Hynninen
baritono
Schumann
Manfred op. 115, ouverture
Sibelius
Otto romanze
per voce e orchestra
Nielsen
Sinfonia n. 4 op. 29 (L'inestinguibile)