novembre 2008

teatroregioTorino


Torna all'indice dei contenuti

Elegía-Homenaje ed El Café de Chinitas
Danza e canto tra tradizione e contemporaneità

Sono due i titoli, entrambi a firma del direttore e coreografo José Antonio, che il Ballet Nacional de España propone come biglietto da visita-autoritratto in questa sua benvenuta presenza sulla scena del Teatro Regio di Torino: Elegía-Homenaje e El Café de Chinitas. Elegía-Homenaje è un affettuoso omaggio ad Antonio Ruíz Soler (Siviglia 1921 - Madrid 1996), già alla testa del Bne, bailarín y bailaor, acclamato virtuoso del martinete (canto-ritmo del fabbro), come si può vedere nel film Misterio y Duende del Flamenco (1952). In coppia con la sua partner Rosario, Antonio esportò il flamenco negli Stati Uniti, dove si esibì con immancabile successo per dieci anni. Antonio fu poi affermato solista fino al 1979, nonché uno dei migliori maestri di ballo flamenco e ballo classico spagnolo, vale a dire di Escuela Bolera. Diresse una propria compagnia, per cui coreografò tra l'altro El amor brujo di Manuel de Falla e El sombrero de tres picos portato anche a Hollywood e alla Scala dove apparve come protagonista del Tricorne di Massine-De Falla-Picasso (1952).

Elegía, che coniuga la miglior tradizione flamenca con una mise en scène contemporanea dai toni pastello, si avvale della musica di Joaquín Turina
(Siviglia 1882 - Madrid 1949), autore classico, vissuto a Parigi ai primi del Novecento, dove conobbe Ravel e Debussy e frequentò l'amico e compatriota de Falla. Nel suo lavoro di compositore Turina mostra gli influssi del folklore andaluso, su cui scrisse anche un libro. La prima sezione di Elegía si intitola Ritmos, in cinque movimenti, nati per La Argentinita – fondatrice con García Lorca del Ballet de Madrid nel 1932, virtuosa di flamenco e di Escuela Bolera – ma mai coreografati; cioè, oltre al preludio, Danza lenta, Vals Trágico, Garrotín, Intermedio, Danza exótica. La seconda parte, invece, si chiama Danzas fantásticas con Exaltación, Ensueño e Orgía, e rinvia all'epoca d'oro della danza spagnola, tra fine Ottocento e i primi del Novecento, dall'affermarsi della moda dei café de cantes di Siviglia ai trionfi mondiali di danzatori leggendari come La Argentinita, Pastora Imperio, Vicente Escudero, campione di nobilissima mascolinità, i primi a teatralizzare la loro arte "di filiazione e trasmissione" di corpo in corpo, di voce in voce, di musicista in musicista.

El Café de Chinitas è invece il racconto danzato di una vita straordinaria, quella di Federico García Lorca, sulla traccia di otto splendide canzoni popolari, En el Café de Chinitas, Zorongo gitano, Sevillanas, Nana, Los cuatro muleros, Las tres hojas, La Tarara, Anda, Jaleo, rielaborate dal genio poliedrico, verbale e musicale, del poeta andaluso stesso. La vicenda procede per quadri con fondali ripresi dalle opere di Salvador Dalí, amico intimo di Lorca, e cioè occhi, orologi molli, nudi, le labbra-divano di Mae West e un torso di donna-chitarra. E la danza vibra sugli arrangiamenti al gusto jazz-caraibico del chitarrista Chano Dominguez, con il plus della voce incisiva della carismatica cantante sivigliana Esperanza Fernández. José Antonio ha ricavato, sul filo dei Cantaores lorchiani, un vero e proprio copione, a cura di Manuel Huerga, che vede un Dalí bambino intento a giocare con il cerchio in strada, per entrare poi nel Café de Chinitas, luogo iniziatico di solitudine, creatività, sesso e morte, davanti a un pubblico di fantasmi borghesi. In questo luogo fatale gli appare il Destino, una bellissima donna velata che danza una soleá e una seguiriyas, Paño del destino e Seguiriyas del destino di Pepe de Pura e Juan Manuel López. A Siviglia il bambino, in preda ai timori per la sua identità anticonvenzionale, è circondato di affetto da cinque donne-sorelle in deshabillé. Incontra poi la Tarara, uomo infelice e perseguitato, artista frustrato en travesti. I colpi di bastone che risuonano contro questa "aberrazione della natura" ne preannunciano la morte violenta, ma il poeta, pure lui "diverso", in panni candidi, se subisce il martirio dell'esecuzione si rincontrerà con l'amato Dalí al di là della morte. (e.g.v.)




LE CONFERENZE DEL REGIO

mercoledì 12 novembre
Piccolo Regio Puccini 
ore 17

Dalla pagina alla scena: thaïs
(Jules Massenet/
Anatole France)
a cura di
Corrado Rollin

mercoledì 19 novembre
Sala Caminetto
ore 17
Romania, terra di voci
a cura di
Giorgio Gualerzi

mercoledì 26 novembre
Sala Caminetto
ore 17
Victorien sardou
e il teatro d'opera

Nel centenario
della morte (1831-1908)
a cura di
Simonetta Petruzzi Satragni

ingresso libero