novembre 2008

teatroregioTorino


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Liza Minnelli,
un autentico mito americano

di Fabrizio Festa

Liza MinnelliAlla musica americana, quella scritta negli Stati Uniti in primo luogo, ma non solo, va riconosciuto senza dubbio un merito: aver saputo dare alla canzone una dimensione artistica che ha travalicato i confini del popolare, per assurgere a una sorta di speciale universalità. Da George Gershwin a Cole Porter, da Richard Rodgers fino ai più recenti songwriters, quelli che dominano la scena di Broadway, un unico fil rouge si dipana lungo tutto il secolo scorso e arriva ai nostri giorni, straordinariamente incorrotto (come dimostra del resto la cinematografia, che proprio dai musical e dalle canzoni trae spesso spunti e soggetti di successo) e più che mai vivace. Una formula vincente, basata su una riuscita mistura. Un vero e proprio melting pot compositivo, nel quale troviamo elementi "colti" (dal Lied all'opera), elementi etnici (dalla tradizione ebraica a quelle italiana e irlandese) e soprattutto una straordinaria maestria nel costruire tessuti armonici affascinanti e sostenerli con strutture ritmiche trascinanti. Canzoni che diventano evergreen necessitano di interpreti eccezionali. Interpreti, cioè, che siano capaci di penetrare nell'immaginario collettivo, e insieme di creare fenomeni imitativi su vasta scala. Interpreti che cantino ma sappiano anche colpire il pubblico con la loro inimitabile presenza. Solo così una canzone riesce a inserirsi nel codice genetico di una cultura, finendo per costituirne una componente essenziale.

Tra gli interpreti certo svetta Frank Sinatra, ma non è sicuramente il solo. Sul versante delle protagoniste femminili, infatti, proprio Liza Minnelli ha vissuto nella sua importante carriera quel medesimo fenomeno d'immedesimazione: quello per il quale alcune canzoni si ricordano associate principalmente, se non unicamente, alla voce di un certo cantante. Così, se Night and Day ha nella nostra memoria il timbro inconfondibile della voce di Sinatra, New York New York, con il suo esplosivo finale, è indissolubilmente legata a quella della Minnelli. E non solo alla voce, ma anche alla gestualità, a quel suo modo particolarissimo di proporsi al pubblico, che le ha garantito del resto il successo cinematografico. Non per caso un altro dei suoi maggiori successi è Cabaret, Leitmotiv dell'omonimo film realizzato nel 1972 da Bob Fosse. Ben otto gli Oscar vinti da quella pellicola, compreso quello a Liza Minnelli come miglior attrice. Vestiva i panni di Sally Bowles, la protagonista, quelli con i quali tuttora gran parte del pubblico di tutto il mondo la ricorda. Queste canzoni sono pietre miliari del suo repertorio e sono, manco a dirlo, parte integrante dei suoi concerti.

Così come lo sono altri brani, dalla Minnelli portati al successo planetario. Tra i tanti ne rammentiamo due: Maybe This Time e And the World Goes ‘Round. D'altronde, l'immedesimazione tra interprete e canzone comporta anche che gli autori finiscano per comporre e scrivere testi su misura per quelle voci, che nel frattempo sono divenute dominatrici della scena. Si crea una sorta di circolo virtuoso, grazie al quale altre canzoni nascono e si affermano. È accaduto a Frank Sinatra, che ha trovato in Nelson Riddle il suo alter ego musicale, è accaduto a Liza Minnelli, che ha trovato in John Kander e Fred Ebb (da moltissimi anni protagonisti a Broadway, tra i loro successi basti ricordare il musical Chicago) i suoi collaboratori ideali. Insomma, Liza Minnelli incarna senza dubbio quella parte del mito americano che ha trovato nella canzone la sua colonna sonora. Merito del suo talento, merito di una vocalità potente e incisiva, e merito anche di quella singolare autenticità (sempre dimostrata, tanto nei momenti di luce quanto in quelli di ombra) con la quale il pubblico di tutto il mondo ha imparato a conoscerla.




lunedì 10 novembre
Teatro Regio
ore 21
LIZA MINNELLI
IN CONCERTO