di Thea Dellavalle
Per questo spettacolo, presentato all'interno della rassegna Popoli e Musica, il regista Marco Alotto si è ispirato a molteplici suggestioni. In primis alla cultura classica, al mondo mitico e per noi uomini del ventunesimo secolo ormai magico delle Metamorfosi di Ovidio. Da qui lo spunto per raccontare il potenziale vitale degli alberi, di piante che non sappiamo più chiamare per nome ma che continuano a custodire con saggezza silenziosa i segreti del perpetrarsi della natura. In scena alberi antropomorfi che parlano, ridono, soffrono, sanguinano, suggeriscono un tentativo di innesto, una contaminazione salutare tra specie e regni naturali, per scuotere le emozioni di uomini che troppo spesso si limitano a "vegetare". Accanto al tema della trasformazione, la volontà di raccontare, invece, un luogo reale, l'Amazzonia, che è però anche luogo in cui ancora si rifugia l'immaginario, una sorta di “ultimo Far West”. Alotto racconta l'Amazzonia come se raccontasse di un'isola, quella della Tempesta di Shakespeare, un'isola verde di sette milioni di chilometri quadrati, selvaggia ma ospitale, continuamente minacciata ai suoi confini.
Nei secoli, generazioni di naufraghi, approdati per caso, si sono trasformati in conquistadores. L'isola-foresta attraversa le sue metamorfosi: si popola di moderni Re Mida, affamati di oro-denaro e diventa più simile a un deserto; la selva impenetrabile lascia il posto a tronchi mutilati, a piantagioni di cacao concimate col sangue. Quale sarà il futuro di quest'isola? Un nome sulla carta, una terra abbandonata, una meta turistica da fotografare e filmare, il solo posto dove i nostri nipoti (e gli spettatori) avranno forse l'occasione di incontrare «l'ultimo esemplare di indigeno biondo ballante dell'America del Sud, dell'America del Nord, dell'Africa, del Borneo e dell'Irlanda».
Lo spettacolo affronta i temi maiuscoli dell'Ambiente e della Storia, parla dei drammi di questa terra e dei suoi popoli, degli effetti della colonizzazione, dello sfruttamento cieco delle risorse (la deforestazione, la storia della schiavitù) costruendo con i linguaggi della scena immagini poetiche, un racconto che affiora "sulle labbra degli alberi". Anche la musica che sostiene lo spettacolo si nutre dei suoni della terra e del legno; realizzata con strumenti di zucca, pelle, acqua, corde, legno, canna, ottone, la tessitura sonora accosta suoni leggeri e trasparenti come brezza su ritmi robusti come tronchi d'albero. La musica stabilisce un ponte tra Brasile, America Centrale e Africa e si fa testimone di un pezzo di storia, quella drammatica della schiavitù ma anche quella estremamente fertile delle contaminazioni culturali. I suoni sono le radici più lunghe del mondo, sopravvivono all'acqua salata dell'Oceano, appartengono a sradicati, trapiantati, abbattuti, decimati, e ancora capaci di germogliare. La scenografia è costituita da elementi naturali: rami, tronchi, fronde, foglie. La concretezza di questi materiali semplici e versatili, nella fusione/interazione con i corpi degli attori in movimento, attiva un immaginario visuale che rompe lo spazio artificiale della scena.
Per presentare a dei giovani questa storia, una metafora che parla dell'oggi come del nostro futuro, Alotto si affida alla ricchezza di potenziale artistico di un gruppo di giovani attori e musicisti di differenti culture e nazionalità. Questo ensemble, felicemente e sonoramente multiculturale, ha alle spalle un lungo percorso di esperienze comuni di lavoro e formazione (dal 2005 un progetto per gli abitanti del quartiere di Porta Palazzo), e ha imparato a fondere tradizioni ed espressioni di una realtà quotidianamente globale in ciò che di umano non conosce latitudini e longitudini.
mercoledì 26 novembre
giovedì 27 novembre
venerdì 28 novembre
Piccolo Regio Puccini
ore 10.30
La Scuola all'Opera
In ogni arbusto
può nascondersi
il corpo di una dea
Rielaborazione drammaturgica
e regia di Marco Alotto
Direzione musicale
Igor Sciavolino
Tatè Nsongan
percussioni e voce
Federico Marchesano contrabbasso
Cheikh Sadibou Fall
kora
Isusi Janier
tromba
Arianna Abbruzzese Justine Bernachon Alejandro Bruni Ocaña Christian Castellano Sylvain Fontimpe
Bamba Seck
Matteo Volpengo
attori