Intervista
di Gianni Nuti
Una partitura allegra, esplosiva, divertente, emozionante: sono le caratteristiche che si è soliti ascoltare nel Concerto per 2 chitarre e orchestra di Castenuovo-Tedesco. Un lavoro raramente eseguito, che sa però appassionare pubblico e interpreti, come racconta uno dei protagonisti della serata.
Lorenzo Micheli, lei è uno studioso appassionato della vita e della poetica di Mario Castelnuovo-Tedesco: quali sono i segni della sua modernità, quali le ragioni di una frequentazione da interprete oggi?
«Il processo in corso sulla musica di Castelnuovo-Tedesco, più che di rivalutazione, mi piacerebbe definirlo di piena valutazione: quella stima matura e oggettiva di cui le sue opere non hanno potuto godere in anni in cui, nelle arti, l'ideologia contava ben più dell'idea. Il semplice fatto che la musica di questo compositore continui ad affascinare generazioni di interpreti di ogni strumento mi sembra indice della sua modernità. La poetica del maestro fiorentino si nutre di una fitta trama di elementi legati fra di loro: ispirazione tematica e melodica, prima di tutto, e poi senso della forma e ricorso a una sapiente miscela di disposizione alla ricerca e persistenza di elementi “conservatori” (come il ricorso frequentissimo a procedimenti contrappuntistici) che contribuiscono a creare un senso di straniamento, in un contesto armonico che è essenzialmente tonale e che proprio per questo - proprio per questo, si badi, e non malgrado questo - conosce e affronta il tormento della dissonanza».
L'equilibrio tra densità e intensità estremamente diverse rende il rapporto tra chitarra e orchestra intrigante quanto pericoloso: in che modo la scrittura di Castelnuovo-Tedesco l'ha risolto e quali accorgimenti devono utilizzare gli interpreti per esaltare questo confronto nel modo più efficace?
«Quello per due chitarre è l'ultimo, in ordine cronologico, dei numerosi Concerti di Castelnuovo-Tedesco e rappresenta simbolicamente il suo congedo da questo genere. Con l'op. 201 l'autore giunge ad attuare una sintesi di elementi ritmici e intervallari che - in particolare nella rigogliosa esplosione di colori e di suggestioni del Rondo mexicano - dà forma a un'architettura musicale magniloquente, ricca, ma straordinariamente coesa. Il gioco di imitazioni e di rimandi interni al testo coinvolge i due solisti e tutte le voci dell'orchestra, dal primo violino alle maracas. Il Castelnuovo-Tedesco orchestratore fa sì che, all'interno di una scrittura pure molto densa, l'esile voce delle due chitarre riesca sempre a farsi sentire; questo grazie a una separazione netta tra i registri - alla prima chitarra è affidato quello medio-acuto, alla seconda quello medio-grave - che aumenta le possibilità di escursione dinamica, e grazie a un sistematico sfoltimento (anche timbrico) dell'accompagnamento orchestrale nei “soli”. Agli interpreti resta il compito, spesso difficile, di entrare e uscire dal dialogo drammatico con il “tutti” senza snaturare lo strumento. Mi piace ricordare una delle dichiarazioni di poetica dell'autore, a proposito della sua predilezione per il genere del concerto: “Nei rapporti tra il solista e la massa strumentale trovo un equivalente di quella che è la posizione dell'individuo, in rapporti alternativamente di consenso o di contrasto con il mondo circostante”. Ecco, se ripenso a queste parole mi sembra del tutto naturale che proprio il più esile degli strumenti (l'individuo) si trovi a interagire con l'orchestra (il mondo circostante)».
Come vivete e pensate, lei e Matteo Mela, la relazione poetica tra due strumenti identici? Un rapporto gemellare, di rispecchiamento, di competizione armoniosa, di sdoppiamento...
«È tutto questo e altro ancora: c'è la complementarità reciproca data dal perfetto amalgama timbrico, e c'è la profonda alterità data da quelle differenze impercettibili che si possono percepire solo in presenza di due “uguali”. Le due chitarre sono una il Doppelgänger dell'altra, due immagini e due manifestazioni della stessa entità sonora».
domenica 23 novembre
Conservatorio
ore 17
PROVA GENERALE
martedì 25 novembre
Conservatorio
ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Filippo Maria Bressan direttore
Soloduo
Lorenzo Micheli
chitarra
Matteo Mela
chitarra
DUE SOLISTI/
CASTELNUOVO-TEDESCO
Schubert
Sinfonia n. 1 D. 82
Castelnuovo-Tedesco
Concerto per 2 chitarre
e orchestra op. 201
Schubert
Sinfonia n. 6 D. 589
(La Piccola)